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martedì 4 agosto 2009

Appena prima

Ne scrivo solo ora ma è da molto tempo che il tema mi frulla per la testa.
Ne scrivo ora perchè mi è successo di nuovo da poco. Non è la prima volta che mi succede, ma mi piace descriverlo da vicino: credo così di poter essere più accurato.
Mi è successo stasera appena prima di chiudere il lucchetto della bicicletta attorno alla cancellata di Villa Mussolini. Per inciso, stavo andando ad ascoltare la presentazione del libro "Il gusto del delitto" ma non c'entra nulla.
Dicevo che mi è successo appena prima di chiudere il lucchetto e questa è la cosa fondamentale: non mi è successo subito dopo. Sono sicuro che il pensiero ha preso forma nella mia mente nel momento esatto in cui avevo fatto passare la catena dietro ad una delle sbarre che formano la cancellata della Villa e poi sotto alla canna della bicicletta. Avevo in una mano il lucchetto e nell'altra il perno che va infilato dentro fino a sentire uno scatto, a quel punto la catena è chiusa. Ci sono modelli in cui serve la chiave anche per chiuderli, o meglio si può togliere la chiave solo dopo averli chiusi. Ci sono anche lucchetti con la combinazione, il mio no.
E in quel preciso momento, appena prima, nella mia mente si è formato il pensiero che mi ricordava che la chiave, insieme alle chiavi di casa, non era più nella mia tasca. Quando esco alla sera, infatti, non sopporto le chiavi nella tasca dei pantaloni e spesso le lascio sul sedile della macchina. Così avevo fatto anche stasera.
Di per se la cosa non ha avuto conseguenze molto gravi, finita la presentazione ho solo dovuto fare una passeggiata extra Villa Mussolini-Casa-Villa Mussolini per recuperare prima le chiavi e quindi la bicicletta.
Però questa cosa dell'"appena prima" io l'ho già vissuta altre volte e mi ha sempre affascinato.
Sarebbe stato molto diverso se uscendo dalla presentazione del libro e non trovando le chiavi per aprire la bicicletta mi fosse venuto in mente di averle lasciate a casa sul sedile della macchina.
Sarebbe stato diverso anche se mi fosse venuto in mente dieci secondi dopo aver chiuso il lucchetto.
Invece mi è venuto in mente appena prima ma non abbastanza prima da riuscire a fermare la mano che spingeva il perno dentro alla serratura.
Come mi è venuto in mente, a volte, appena prima di prendere a destra invece che a sinistra in autostrada, appena prima di chiudere un documento senza aver salvato, appena prima di prendere in mano un coperchio che ho appena tolto da una pentola sul fuoco.

sabato 31 gennaio 2009

Franco Battiato in Teatro a Carpi



Stasera mi ha "colpito" questa canzone.

martedì 27 gennaio 2009

Giorno della Memoria

Cito solo quello che scrive oggi Arrigo Levi su La Stampa. Mi sembra perfettamente in linea con il pensiero espresso dall'altro Levi (Primo) nel libro "I sommersi e i salvati" che ho letto in questi giorni per celebrare la mia Giornata della Memoria.
[...] state attenti, amici non ebrei, che la Shoah non ricorda una tragedia ebraica, ma una tragedia europea. Non riguarda le vittime, ma i colpevoli. Il Giorno della Memoria non è fatto per ricordare gli ebrei morti, ma i non ebrei che li hanno ammazzati. È fatto per mettervi in guardia contro le idee ignobili dei carnefici, nella speranza che queste idee siano morte. Sembra che non lo siano. Non è importante che al Giorno della Memoria partecipino gli ebrei. Noi non ne abbiamo bisogno, per ricordare. Sono i non ebrei che debbono parteciparvi, col pentimento nell’anima. Il Giorno della Memoria non è fatto per noi. È fatto per voi. (lastampa.it)
Aggiungo anche da Weissbach le considerazioni di Vito Mancuso che Informazione Corretta prende a sua volta da Repubblica.

domenica 25 gennaio 2009

Il treno per Auschwitz

Abito praticamente sopra la ferrovia a pochi passi dalla stazione dei treni. L'ho quindi sentito partire, tre ora fa, il quinto Treno per Auschwitz. E ho visto la folla adunata davanti alla stazione due ore prima. E' un bel progetto, mi piacerebbe che continuasse e poterci un giorno portare i miei figli. Io ho visitato il campo di Dachau ed è stata una esperienza che consiglierei.
Per celebrare la mia giornata della memoria ieri ho iniziato a leggere "I sommersi e i salvati" di Primo Levi che partì proprio in treno da Fossoli nel febbraio del '44.
Avevo letto Se questo è un'uomo e La tregua quando ero ragazzo, non ne ricordo tanto. Però non so se è questo libro che è diverso dagli altri due o se sono io che sono cambiato ma la sensazione che ho leggendo in questi giorni è diversa.
Quando leggevo vent'anni fa pensavo che fossero cose orribili, disumane e che fosse necessario non dimenticare perchè non si potessero ripetere più. Ma con la convinzione che fossero cose lontane, disumane e che gli uomini non le avrebbero ripetute più. Anche Repubblica e L'Espresso da ieri pubblicano l'opera di Primo Levi con la motivazione "ci sono pagine da leggere perchè nessuno debba più scriverle.
Oggi, leggendo I sommersi e i salvati, mi rendo conto che quelle pagine parlano ad ogni uomo in prima persona, a me in prima persona. Il capitolo dal titolo "comunicare" denuncia una "pigrizia mentale" che spesso ci fa chiudere in noi stessi e dimenticare che
comunicare si può e si deve: è un modo utile e facile di contribuire alla pace altrui e propria
e questo non vale solo nel Lager ma anche in famiglia. E aggiunge, poco dopo che
Della comunicazione mancata o scarsa non soffrivano tutti in ugual misura. Il non soffrirne, l'acettare l'eclissi della parola, era un sintomo infausto: segnalava l'approssimarsi dell'indiffereza definitiva.
e subito dopo
del grande continente della libertà la libertà di comunicare è una provincia importante. [...] Lintolleranza tende a cesurare, e la censura accresce l'ignoranza della ragione altrui e quindi l'intolleranza stessa: è un circolo vizioso rigido, difficile da spezzare.
Ora, queste non sono cose disumane e nemmeno così lontane dall'esperienza quotidiana di ognuno di noi.
In un altro punto parla del "nosismo" come quella forma di egoismo che, comprendendo entro i suoi limiti non soltanto l'ego ma il "noi" di chi ci sta più vicino riesce in qualche misura a farci sentire meno in colpa pur essendo ben lontano dall'altruismo.
Non l'ho ancora finito ma ho già capito che non è tanto la memoria che l'autore vuole suzzicare in me quanto la consapevolezza che se ognuno non riconosce questi meccanismi come possibili in sè, sarà sempre possibile il ripetersi di violenze disumane.

martedì 20 gennaio 2009

Post mortem

Che tecnicamente si potesse fare un post post-datato (ho poi scoperto che su blogger si chiama programmato) l'ho appreso da Weissbach che non mi ha insegnato solo questo, ma anche l'idea di programmarlo con l'intenzione che venga pubblicato così com'è solo se non si ha tempo, il giorno previsto, per eliminarlo o modificarlo. Come, ad esempio, nel caso citato "perchè un viaggio di lavoro sta durando troppo".

L'ho usato, ma ancora non lo sapete, quando ho trovato una esilarante vignetta di Peanuts su San Valentino ma, essendo metà ottobre, l'ho inserita in un post programmato per il 14 febbraio.

Ma c'è un post programmato che mi ossessiona da qualche settimana. Il post-mortem.

Cito Baden Powell che iniziava la sua ultima lettera agli scout citando Capitan Uncino:
Cari scout, se avete visto la commedia di Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press'a poco lo stesso anche a me, e per quanto non sia ancora in punto di morte quel momento verrà, un giorno o l'altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre. Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele [...]
L'idea che mi era venuta era di fare un post programmato che avrei poi spostato in avanti finchè ci fossi riuscito e che, qualora fossi morto prematuramente, sarebbe spuntato come ultimo saluto ai miei amici.

Riflettendo ho trovato alcuni problemi.
Innanzitutto di quanto post-datarlo. Non deve essere troppo nel futuro perchè la gente, una volta scoperto che ero morto avrebbe smesso di leggere il blog. Non deve essere così vicino da poter rimanere non posticipato solo per una mia normale assenza tecnica dal blog, avevo quindi scartato l'idea di metterlo sempre per il giorno dopo che, se da un lato poteva avvertire tempestivamente i miei amici della mia morte, dall'altro avrebbe potuto creare spiacevoli inconvenienti nel caso un giorno mi fossi dimenticato di spostarlo. Un'altra idea era quella di metterlo il giorno del mio compleanno iniziandolo con "oggi avrei compiuto 40 anni ...". Però se fossi morto subito dopo quella data sarei incappato nel problema di dover aspettare un anno intero per vederlo (!) pubblicato.
Avrei dovuto anche fare in modo che chi lo avrebbe letto non avesse motivo di pensare ad una profanazione postuma del mio blog ... ma quello non era un grosso problema: chi altri scrive cose simili?
Ovviamente il testo del post avrebbe subito numerose aggiunte e modifiche nel corso degli anni (perchè non è che lo pensassi per un presentimento di necessità immediata) ma il problema maggiore era che avrebbe risentito troppo degli sbalzi a breve termine del mio umore: avrei continuamente pensato "se muoio oggi non voglio assolutamente che leggano quelle cose".

Così non l'ho più fatto.

Mi è tornato in mente oggi quando ho scoperto il necrologio condiviso (shared obituary), che linkerò appena avrò scritto. Fatto!

domenica 18 gennaio 2009

Shared biography (biografia condivisa)

Oggi va così. Non trovo le parole, quindi le cerco. Come per retroblogging e per shared post, cerco una parola per descrivere quello che sto facendo sul blog. Mi viene in mente Shared biography (non che sia un fanatico dell'inglese a tutti i costi ma suona meglio di Biografia condivisa).
Ragiono:
  • se sei molto famoso, qualcuno può scrivere una tua biografia
  • se sei famoso e hai buona memoria, puoi scrivere una autobiografia
  • se non sei nessuno e non ti ricordi quasi niente?
Nel mio caso l'unico tentativo è appunto quello di cercare di scrivere una Biografia condivisa, in cui invitare chi ha convissuto certi momenti della mia storia a scriverli insieme a me.

Fiero delle conclusioni a cui sono giunto, ma umile e messo in guardia dalle precedenti esperienze, inizio a cercare chi e come prima di me abbia utilizzato questa espressione per definire un genere letterario.
Per shared biography trovo solo un utilizzo diverso ad indicare le esperienze che due (o più) persone hanno condiviso.
Biografia condivisa l'ho trovato utilizzato in questo senso solo (SOLO!!) da Elio e le storie tese in un'intervista a Repubblica.

Se diventerò famoso qualcuno scriverà nella mia biografia che nel 2008 ho iniziato un genere letterario. Se mi ricorderò, lo scriverò io.

giovedì 15 gennaio 2009

Retronimo

Retronimo è una parola o espressione coniata per definire qualcosa che esisteva già ma la cui precedente definizione, nel tempo, è diventata insuficiente.

Un esempio chiarissimo è telefono fisso, per definire quello che si era sempre chiamato telefono dal momento in cui la precedente definizione è divenuta insufficiente perchè sono arrivati prima i telefoni senza fili e poi, soprattutto, i cellulari.
Altri esempi di retronimi li trovate quì.

Mi è tornata in mente questa parola (che avevo letto anch'io per la prima volta su Internazionale nella rubrica di Tullio De Mauro) perchè cercavo di descrivere una particolare sensazione di cui mi sono reso conto oggi.

La sensazione che una nuova tecnologia, ma potrei generalizzare con una nuova idea, ti accenda nuovi bisogni (e fin qui nihil novi) ma riferiti al passato.

Cerco di spiegare con un esempio. La comunicazione via mail e sms ci ha abituato ad avere a disposizione, senza nemmeno pensarci, la copia dei messaggi che inviamo. Questo non succedeva con biglietti, cartoline e lettere del passato. Rovistando tra i ricordi, attività che in queste settimane ho praticato con regolarità (sarà l'avvicinarsi degli 'anta?!) ho sentito la mancanza a ritroso di una copia di tutto quello che ho scritto a mano negli anni passati.

venerdì 14 novembre 2008

Buone notizie per gli smemorati

Finalmente una buona notizia per quelli, come me, che si dimenticano ogni cosa:

Derek Ladner, 59 anni, di Redruth, in Cornovaglia, Inghilterra, ha giocato al lotto dimenticandosi che lo aveva già fatto il giorno prima. Ha usato gli stessi numeri. Erano quelli buoni. Derek è diventato così la prima persona a vincere due volte nella stessa estrazione: 2,4 milioni di sterline (circa tre milioni di euro) per due. (mirror.co.uk)

sabato 24 giugno 1972

Secondo anno



Personaggi : Marco e il cavallo a dondoloLuogo : Casa di via Lincoln, primo appartamento, ancora per poco.
Anni circa 2, nessuna occasione speciale, solo la voglia di fare una foto. Da notare : Il grembiulino a quadretti bianco e blu ( tipo “orfanello”) fatto confezionare dalla nonna Maria insieme ad un altro a quadretti bianchi e rossi. Sullo sfondo la libreria a vetri che ancora ti appartiene ( dove è ora ? ) a sinistra si intravede il tuo primo letto da “adulto”. All’interno della libreria si possono vedere le scatole di cartone ( porta-giochi e porta-vestiti) ricoperte dalla mamma con carta adesiva e ancora reperibili in camera nostra .



Personaggi Marco e cuffie stereo
Luogo : Salottino prova nel negozio del papà.
Epoca 2 anni. Da notare l’espressione beata per tutto l’insieme : negozio di papà, cuffie da adulto e musica… Da notare il taglio della frangia !!

sabato 8 aprile 1972

In attesa del fratellino

Foto di famiglia in un interno con ospiti americani . Personaggi, ( da sinistra ) Susy, Mamma ( in attesa di Alle ) Marco ( con dito in bocca ) Zia Angela , Andrea, Zia Carmen ( Bomma ) , Morton ( americano, marito di Susy) Giulio, Nonna Maria, Zia Silvia ( Piva ) Nonno Enzo.
Dietro all’obbiettivo Il Papà . La tappezzeria a fiori è quella del salotto della nonna Maria in via Marzabotto.

giovedì 24 giugno 1971

Primo anno



Personaggi Marco con Amico Danese. Marco con galeone :
Luogo : Lignano sabbiadoro, prima vacanza al mare.
Epoca : 1 anno dalla nascita. Nella prima foto si intravede alla sinistra il personaggio più importante: la bella fidanzata dell’amico Danese innamorata di Marco e ricambiata con sorrisi e moine. Il fidanzato non sembra comunque essere geloso. Era l’epoca dei primi passi compiuti proprio lì. Nella seconda foto compare il galeone paziente costruito a scapito delle uscite in spiaggia ( si sperava solo che piovesse per non andarci ) e si intravede una parete del bungalow inserito in una splendida pineta. In primo piano si nota un posacenere pieno di mozziconi, sullo sfondo si nota un Marco appena risvegliatosi dal pisolino pomeridiano.

La vacanza purtroppo finì anticipatamente con un veloce ritorno notturno dovuto alla tua gastro-enterite. Ti portammo all’ospedale dove tu e la mamma rimaneste per 2 settimane ( ecco la vera vacanza del Papà ) alla dimissione eravate entrambi sfiniti, tu non ti reggevi più sulle gambe e ci vollero altri due settimane prima che ricominciassi a camminare che avvenne in montagna a Serramazzoni ( sempre tu,e la mamma e nonno Claudio ) con visite a casa Pelloni. Il risultato di tutto fu alla fine di settembre la notizia dell’arrivo del fratellino.

venerdì 1 gennaio 1971

Primo Natale


Personaggi : Marco e l’Albero di Natale.
Luogo : Studio fotografico Iotti (ora Catellani )
Età : 6 mesi . foto di rito per i biglietti di auguri. La foto è una copia della stessa posa del papà ( più o meno alla stessa età ) ma “nudo “. Da notare la tuta di spugna morbidissima : marca “Stellina”, colore “Giallo Balotta”,… chissà …. Forse era meglio “nudo anche tu. Dalla foto si evinse all’epoca una sembianza con la nonna Rosina, mai più riscontrata. Nella stessa occasione furono fatte altre foto in casa ( puff – cuscini – ecc ) certamente migliori. 2 anni più tardi l’avvenimento fu ripetuto con l’aggiunta di tuo fratello Alessandro.

Prima vacanza in montagna

Personaggi Marco-Mamma / Marco-Papà
Luogo : Serramazzoni. La tua prima vacanza in montagna a poco più di 1 mese dalla nascita. Abbigliamento sportivo ( per l’epoca). La mamma indossa un abito di cotone creazione “Raffy” e in testa 1 fazzoletto (allora non si chiamava ancora Bandana) acquistato in Viaggio di Nozze. Papà, 40 anni e 40 chili in meno guarda stupito e sorpreso dell’involucro che regge ancora incredulo di saperlo fare. Per caso avevamo ottenuto 1 camera all’Hermitage ( Hotel ) di Serra grazie ad una disdetta e volevamo farti cambiare aria per un po’. Giovani e inesperti ma tecnologicamente avanzati, uscivamo la sera lasciando un trasmettitore ( costruito artigianalmente da me ) sulla tua “Culla-Carrozzina”. La mamma ci tiene a precisare che l’uscire significava scendere per cena e una breve passeggiata nel giardino dell’albergo.

La mia prima foto

Io in braccio alla mamma e Andrea, mio cugino.
Luogo : Terrazzo della mia prima casa in Via Lincoln
Ero appena nato Il gesto di Andrea esprime stupore e meraviglia e… la mia lunghezza.
Da notare il vestitino chiamato “coprifasce”

PS: questa foto, come le due successive, sarebbe del 1970 ma ho scoperto (adesso) che blogger non accetta date anteriori al 01/01/1971 e quindi tutto deve iniziare da qui.

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