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sabato 14 febbraio 2009

San Valentino

domenica 1 febbraio 2009

Prospettive difettose

Poiché nessuno é perfetto, semplificando all'estremo, la scelta del partner (per la vita) si può vedere anche come la scelta dei difetti che crediamo più tollerabili.
In questo però la diversa prospettiva da cui si deve operare la scelta, rispetto alla realtà della vita di coppia, può trarre molto in inganno; ovvero, col senno di poi...
Alzi la mano (metta una croce, lasci un commento, etc) chi non credeva che l'infedeltà fosse uno dei difetti peggiori che il/la partner potesse avere.

Pausa per la votazione e per cominciare a pensare "Mamma santa! Chissà questa volta dove vuole andare a parare?"

Fatto?

E adesso, riservato solo a chi ha già superato la crisi del 7' anno, alzi la mano chi non sopporterebbe un po' di infedeltà del partner in cambio di uno di questi difetti:
- lei ama la montagna e tu il mare
- lui russa, e si addormenta in 2 minuti
- gli puzzano i piedi o l'alito
- lei adora gli animali e tu non li sopporti
- lui lascia la roba da lavare in giro per la casa
- lui non avvisa se tarda per cena
- lei passa ore davanti alla tv a guardare Amici e il Grande Fratello
- tu ami fiori e gioielli e lui regala solo cose utili per la casa
- in 7 anni lui non ha mai comprato vestiti per i bimbi
- in 7 anni lei non ha mai fatto benzina nella macchina
- etc.

Alla fine sono queste le cose che possono minare una coppia, l'infedeltà (se non ostentata) è un difetto che quasi non ci riguarda nemmeno: è un difetto che si manifesta SOLO fuori casa e SOLO con altre persone.
Sono ben altre le difficoltà con cui bisogna lottare quotidianamente!
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inviato da htc diamond

lunedì 26 gennaio 2009

Il dilemma della colf

Stamattina ho steso e ho dato l'aspirapolvere, è una mansione che mi piace abbastanza (tra quelle possibili) e non richiede troppa concentrazione, non permette l'ascolto della musica quindi lascia liberi di pensare.
Libero fino ad un certo punto, perchè immancabilmente mentre do l'aspirapolvere (mi ero ripromesso di fare le pulizie almeno una volta alla settimana, ed è l'unico dei miei propositi che dipenda interamente da me) il mio pensiero è sempre lo stesso: il dilemma della colf.

Ho proposto spesso a mia moglie di assumere una donna delle pulizie ma, siccome non siamo d'accordo, non l'abbiamo mai fatto (nelle scelte attive che richiedono l'unanimità, ovviamente vince chi vota contro).

Così ogni volta che do l'apirapolvere penso ai motivi a favore o contrari a questa scelta.

Motivi pro-colf
  • Maggior tempo libero per fare altre cose (questo è ovviamente il motivo principale declinabile in una miriade di sotto-motivazioni concrete tra cui le più efficaci sono maggior tempo da passare tra noi e a giocare con i figli che, guarda caso, sono gli altri due propositi per il mio 2009!)
  • Minor stanchezza a fine giornata e fine settimana
  • Minor rischio di avere la casa sporca quando si vorrebbero invitare ospiti: interessa solo me
  • Dare lavoro ad una persona che lo fa di mestiere (quella che la mia commercialista, sfacciatamente pro-colf, chiama circolazione del reddito)
Motivi contro-colf
  • Motivazione educativa: è quella che maggiormente condivido. Voglio che i miei figli imparino 1. che bisogna essere responsabili della pulizia e dell'ordine luogo in cui si vive, 2. che non ci sono lavori o mansioni che non si possano fare, 3. che siano autosufficienti. Ovviamente per loro è più facile imparare queste cose dall'esempio che leggendo il mio blog.
  • Contro-Motivazione sul tempo libero: paura che il tempo "recuperato" verrebbe investito in maggior lavoro e non in tempo libero in famiglia ... da dimostrare
  • Spesa per la colf: questa è una motivazione che a prima vista sarebbe semplice da risolvere, se si hanno più soldi che tempo si sceglie sì, se si ha più tempo che soldi si sceglie no. Invece sotto-sotto anche questa è più complessa. Innanzitutto come nella precedente racchiude il rischio di un circolo vizioso per cui più si ha tempo più si lavora più si delega o rinuncia alla propria vita per lavorare, etc. Inoltre non è detto che la situazione tempo/soldi sarà sempre la medesima e sono convinto che sia sempre difficile tornare indietro su certe abitudini. Infine, se si hanno più soldi che tempo, la scelta migliore non sarebbe (potendo) lavorare un po' meno (so già che ci farò un post appost!).
  • Motivazione comunista/femminista: non è giusto che un'altra persona, e soprattutto un altra donna, debba fare quello che non vogliamo fare noi. Anche la risposta a questa obiezione è meno ovvia di quello che sembri. Subito viene da obiettare che nessuno costringe la signora delle pulizie a fare quel mestiere, che è appunto un lavoro come ogni altro che le permette di mantenersi e mantenere la sua famiglia. E che, come si vuole insegnare ai figli, non esistono lavori degni o meno degni e che magari nemmeno allo spazzino piace pulire la strada e vuotare il cassonetto ... ma non è proprio così ...
Il movimento femminista, l'emancipazione della donna hanno tolto le donne dai loro ruoli tradizionali di gestione della casa e delle età limite della vita (neonati ed anziani). Io credo che sia giusto, che quei ruoli non debbano essere solo delle donne ma divisi equamente tra uomini e donne.
Troppo spesso però ci si ferma a misurare quanto questa rivoluzione sia in realtà avvenuta davvero (e in parte è avvenuta) o quanto sia solo aumentato il carico di lavoro delle donne.

Poco spesso, a mio avviso, ci si ferma invece a considerare (perchè non lo si vuole vedere) quanto il peso di questa rivoluzione sia stato fatto pagare ad altre donne che evidentemente, per parafrasare Orwell, sono meno donne delle nostre. Sono le varie filippine, rumene, polacche che si occupano dei nostri bambini, delle nostre case e dei nostri anziani.
Per farlo esse hanno dovuto rinunciare alla loro terra, alla loro famiglia, ai loro bambini. Sono le nostre nuove schiave, le schiave globali.

Schiave globali

Si veda a questo proposito il volume di Rachel Salazar Parrenas “Servants of Globalization”. Attraverso un’indagine etnografica che scava nelle dinamiche migratorie delle donne filippine in due “città globali” come Roma e Los Angeles, Parrenas mette in luce con chiarezza i processi che contraddistinguono la vita di questa forza lavoro migrante femminile, ricostruendo le cause ed effetti di quella condizione di quasi-cittadinanza, o “cittadinanza parziale”, a cui le donne filippine sono relegate. Rappresentate come “eroine” dal proprio stato di origine, a partire dal cruciale ruolo che esse svolgono nel sostenere l’economia nazionale attraverso le loro rimesse, esse non solo si ritrovano “orfane” della cittadinanza di origine, ma raramente hanno accesso a reali diritti di cittadinanza anche nei paesi di emigrazione, nei quali sono piuttosto soggette alle dinamiche flessibili di un mercato del lavoro, quello di riproduzione e di cura, specchio dei processi di ristrutturazione dei welfare imposte dalla globalizzazione e dal neo-liberismo. Non a caso Parrenas definisce le migranti/domestiche della globalizzazione come “prodotti” e “merci” della globalizzazione , la cui esportazione, al pari di quella degli altri manufatti, genera valore aggiunto sia al paese di origine che a quelli di destinazione. (Nota ad un articolo di Ruba Salih)
Le schiave (anzi, in passato erano schiavi e schiave; paradossalmente esisteva meno il problema femminista e più quello comunista) sono sempre esistite e anche le colf.
Ma un tempo i signori (ma quelli erano altri tempi e quelli erano davvero Signori) si facevano carico in pieno delle proprie colf e le inserivano nelle loro famiglie. La cuoca viveva nella casa del padrone (magari nella cucina), il marito si occupava del giardino, mangiavano nella casa del padrone (magari in cucina), i figli della cuoca giocavano con i figli del padrone e la vecchia cuoca veniva accudita negli ultimi anni della sua vita nella casa del padrone.
Oggi nessuno terrebbe in casa la colf a vita. Quasi nessuno tiene più in casa la colf. A meno che non ci siano porprio neonati o anziani non autosufficienti (ma in questo caso l'anziano e la badante vengono rinchiusi in una casa comune che possibilmente non sia quella del padrone) è meglio che la colf stia a casa sua (e se ce l'ha ho meno non è problema che ci riguardi).
A chi interessa che la colf abbia dei figli in Polonia? O che il fatto di vivere e lavorare qui le impedisca di avere una famiglia?
Oggi un po' di più, ma fino a ieri nessuno si preoccupava di mettere in regola la colf, di pagarle i contributi che avrebbero potuto garantirle una pensione, cosa succeda alla colf quando non ci serve più non è un problema che ci riguarda.

Con questo non voglio certo dire che si stava meglio quando si stava peggio o ineggiare alla schiavitù. Però forse avere i servi in casa rendeva più responsabili.
Noi tendiamo ad allontanare i problemi per porli fuori dal nostro campo visivo e poi a dimenticarli. Non ci sono più le navi che dall'africa portano qui gli schiavi a lavorare ... però ci sono ancora navi che portano il lavoro agli schiavi cinesi e navi che portano qui prodotti lavorati dagli schiavi africani. Solo che noi non li vediamo più e possiamo convincerci che la schiavitù è stata abolita nel secolo scorso.

Adesso sono fiero di aver dato l'aspirapolvere.
Tra l'altro mi è rimasto anche il tempo di scrivere questo lungo, provocatorio, non esaustivo, ma importante post.

giovedì 22 gennaio 2009

Come fare danni raccogliendo consensi

Nel “Decreto Anticrisi”, recentemente passato alla Camera e in attesa di essere approvato definitivamente il 26 gennaio al Senato, è anche prevista la fornitura di latte artificiale gratis per i primi 3 mesi di vita del lattante alle famiglie indigenti (stessi criteri della “social card”) e come bonus, anche pannolini gratis.



Questo però non è un aiuto alle famiglie a basso reddito, al contrario. Rischia di metterle in maggiori difficoltà.

IBFAN Italia si è fatta promotrice di una lettera di dissenso, e sta raccogliendo adesioni, sia di associazioni che individuali, sul sito

http://nolattegratis.altervista.org


Aderisci e diffondi anche tu!

venerdì 19 dicembre 2008

L'amore ai tempi della rete

Ieri l'altro il mio figlio maggiore (7 anni) mi confidava di essersi fidanzato con una compagna di classe senza averle mai parlato. Lei gli aveva mandato la sua richiesta scritta in un bigliettino tramite un ambasciatore e lo stesso intermediario aveva recapitato la risposta affermativa di mio figlio. Alla mia domanda se, almeno adesso che si erano fidanzati, si fossero poi parlati, mi ha candidamente risposto di no, come se non fosse nemmeno previsto.

Ieri sera raccontavo l'episodio al mio amico Max chiedendogli (e chiedendomi) se fosse così anche per noi a quell'età o se fosse cambiato qualcosa. Secondo lui era così anche per noi ma il problema - dice - è un'altro: adesso fanno così anche gli adulti.

Oggi leggo di un indagine condotta da Intel su quanto gli adulti ritengono essenziale la rete nella loro vita e scopro che
quasi metà delle donne (46%) e il 30% degli uomini preferirebbe rinunciare al sesso per 2 settimane piuttosto che all'accesso a Internet per lo stesso periodo di tempo
Tre mesi fa un'indagine rivelava che, per la prima volta, i siti di social network avevano superato i siti porno, si trattava allora di una sfida alla pari tra due contendenti nel mondo virtuale.

Questa nuova indagine è molto più inquietante perchè lo scontro è tra vita reale e vita virtuale.

In parte penso che ci sia un bias a priori nel confrontare un'attività che ormai è diventata quotidiana se non costante con una che potrebbe avere cadenze già di per sè superiori alle 2 settimane. E' come chiedere se si è disposti a rinunciare per un'anno intero al pane piuttosto che al panettone.
Però collegato al dubbio di Max di ieri sera e a tutte le volte che ci siamo accorti, ad esempio, di quanto alla gente piaccia flirtare più con sms che non di persona, sembra di intravedere proprio un trend in ascesa.

Se per le 2 settimane delle vacanze di Natale non mi vedrete su skype e non scriverò post sul blog ... vuol dire che sto riflettendo su questo problema.

lunedì 24 novembre 2008

Cicatrici estetiche

Uno studio pubblicato sul "Personality and Individual Differences" (Novembre 2008) ha dimostrato che:
scarring enhances women’s ratings of male attractiveness for short-term, but not long-term, relationships

venerdì 21 novembre 2008

Una pistola per uno non fa male a nessuno

Reihan Salam su Good lancia una provocazione niente male:
"If more women were armed, and if men were legally forbidden from packing heat, thus tipping the relative strength imbalance, we’d live in a far safer world."
Se molte più donne fossero armate e se agli uomini fosse vietato per legge di girare armati, riducendo lo squilibrio di forze esistente, vivremmo in un mondo molto più sicuro.

Una pistola per uno...

mercoledì 19 novembre 2008

Mezzo vuoto, mezzo pieno....

martedì 11 novembre 2008

Serata infernale!

venerdì 17 ottobre 2008

L'oggetto misterioso

Sul blog dell'Anna è comparso un oggetto misterioso, la mooncup.

Cos'è?

1. una trottola?
2. un imbuto?
3. un adattatore per capezzolo per facilitare la poppata del piccolo?
4. un direzionatore di urina per facilitare la minzione del vecchio?
5. un riduttore di pene per facilitare il rapporto col superdotato o per assecondare perversioni impossibili?

Scopri la risposta e anche tu dirai "Mai più senza!"

lunedì 13 ottobre 2008

Pari opportunità

Una nuova conquista verso la parità tra i sessi arriva dall'Inghilterra.
Bandita l'offerta "drink gratis per le donne"!
Viene spacciata per misura di sanità pubblica nella lotta all'alcool, ma noi sappiamo bene che è opera del movimento per eliminare i troppi privilegi concessi alle donne.

mercoledì 24 settembre 2008

E' vero che le donne parlano più degli uomini?

Inauguro con questo post uno dei temi che mi appassionano: le ricerche improbabili, che fanno ridere e pensare.
Consiglio il sito Improbable Research e ricordo che il 2 ottobre ci sarà la cerimonia di assegnazione dell'IgNobel 2008
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Are women really more talkative than men?

Mehl MR, Vazire S, Ramírez-Esparza N, Slatcher RB, Pennebaker JW. Science. 2007 Jul 6;317(5834):82.

Women are generally assumed to be more talkative than men. Data were analyzed
from 396 participants who wore a voice recorder that sampled ambient sounds for
several days. Participants' daily word use was extrapolated from the number of
recorded words. Women and men both spoke about 16,000 words per day.

We therefore conclude, on the basis of available empirical evidence, that the widespread and highly publicized stereotype about female talkativeness is unfounded.

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