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mercoledì 26 novembre 2008

Unknown unknowns

Si chiamano Unknown unknowns le cose che non sappiamo di non sapere.

La frase:
There are known knowns. There are things we know that we know. There are known unknowns. That is to say, there are things that we now know we don’t know. But there are also unknown unknowns. There are things we do not know we don’t know.
E' attribuita a Donald Rumsfeld che l'avrebbe pronunciata ad un breefing del Dipartimento della Difesa il 12 Febbraio del 2002, quando interrogato a proposito delle prove che ci fossero armi di distruzione di massa in Iraq.

Fin quì il delirio di un singolo, forse uno dei punti più alti (!) del governo Bush.

Ma non c'è fine al peggio.

Adesso la Northrop Grumman Corporation produttrice di portaerei nucleari, ha brevettato un Sistema e Metodo per la Scoperta Automatizzata delle Unknown Unknowns.

lunedì 24 novembre 2008

Staminalia

Elena Cattaneo, una delle più importanti ricercatrici italiane, recensisce sulle pagine della rivista scientifica 'Nature' il libro 'Staminalia: le cellule etiche e i nemici della ricerca', del giornalista de Il Sole24 ore Armando Massarenti, in cui si raccontano le dispute politiche e bioetiche che agitano l'Italia.

Da leggere la recensione "Science, dogmas and the state".

Da leggere il libro.

Io l'ho letto qualche mese fa e vi ho trovato molti spunti interessanti:

Quando si comincia a vivere?

Massarenti spiega bene (da filosofo che vuole parlare di scienzia) che non si tratta di interogarsi sull'inizio della vita (interrogativo ambiguo e fuorviante) ma su quand'è che la vita umana diventa moralmente e giuridicamente importante.
"Dobbiamo stabilire con la massima certezza possibile dove stà la verità, per poi cercare di dare un senso morale alle nostre scoperte."
La conclusione che propone e che mi sembra accettabile è che finchè esiste la possibilità che si sviluppino due o nessun embrione dall'ammasso di cellule (fino cioè alla gastrulazione che avviene tra il 14° e il 16° giorno) non lo si può considerare un'entità singola.

Staminali embrionali vs. staminali adulte


Si parte dalla lista di David Prentice (uno dei fondatori di DoNoHarm) delle malattie curabili con le staminali adulte (73) o con le staminali embrionali (0) per dimostrare che è tutta "da dimostrare". Si continua con una spiegazione molto esauriente e chiara del razionale delle ricerche basate sulle staminali adulte, con la transdifferenziazione, la dedifferenziazione, etc. e l'enfasi che, in certi ambienti, si è dato a queste ricerche come se fossero un valido argomento CONTRO la ricerca sulle staminali embrionali.
"forse per la fretta di arrivare al paziente, forse per un certo disprezzo verso la ricerca di base, si fa poca sperimentazione clinica"
Mi ricorda molto analoghe considerazioni di Tomatis in cui l'industria spinge sempre verso la sperimentazione sul paziente perchè permette di non rimandare o rinunciare ai profitti.

In realtà quì c'è anche la spinta di chi vorrebbe bandire, senza discussione, la ricerca sulle staminali embrionali.

Considerazioni finali sulla ricerca

Mi ha un po' deluso solo l'ultimo capitolo dove, per spiegare che l'unica "regola" che può e deve guidare la ricerca è quella del peer-review, l'autore si concede un po' troppa dissertazione filosofica.

Giudizio complessivo

Nel complesso un libro interessante da leggere se si vuole partecipare al dibattito sulle staminali che in Italia è condotto soprattutto su un piano assolutamente poco scientifico.

venerdì 24 ottobre 2008

La vita comincia (a spegnersi) a 40 anni.

Intanto godiamoci il 2009 come l'anno in cui saremo più intelligenti che mai.

Secondo uno studio americano la stagione migliore per il cervello è all'età di 39 anni.

mercoledì 15 ottobre 2008

Compri oggi, paghi domani


Ma da quale cilindro sbucheranno i soldi per salvare le banche?
Domanda più che legittima che molti in questi giorni ci facciamo.
La risposta di sicuro non si leggerà sui giornali e non verrà urlata in televisione.
Però non è segreta.
Basta leggere il decreto riguardante "misure urgenti per garantire stabilità del sistema creditizio e continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali."

Quì potete trovare il testo completo del DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008 , n. 155

Per evitarvi di leggerlo tutto quì riporto solo due punti che mi premono:
Art. 1, Comma 7
[...]Le predette risorse,da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione delMinistero dell'economia e delle finanze, sono individuate inrelazione a ciascuna operazione mediante: a) riduzione [...] del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca ...
Ovvio no, qual'è la più grande riserva di miliardi in Italia? qual'è la più grande fonte di sprechi? La ricerca e l'università!

Ma un'altra considerazione mi interessa. Leggo nel titolo stesso del decreto una sottile perversione.
Misure urgenti per garantire credito ai consumatori.
Laddove ci si potrebbe aspettare misure urgenti per gantire i risparmi dei risparmiatori!
No, quello che interessa è continuare a vedere tutti solo come consumatori a credito. Come se questa perversione non fosse la causa stessa della crisi. Continuare ad arricchirsi o a fare i ricchi con i soldi degli altri, ma gli altri chi?

Come si fa a spiegare alla gente che la responsabilità è anche sua, perché per anni ha usufruito e abusato del credito facile e a buon mercato, per comperare anche cose di cui non aveva nessun bisogno e ha smesso di risparmiare?

Di sicuro non così...

lunedì 13 ottobre 2008

Cure pre-malattia


Uno studio sul genoma di 5.000 volontari ha scoperto il legame tra due regioni del DNA e il rischio di sviluppare alopecia androgenetica.

Presto sarà quindi disponibile un test per sapere se siamo predisposti o no alla calvizie.

Sono sempre più di moda questi test per capire le predisposizioni verso problemi di cui comunque non si conosce cura o prevenzione.

A chi gioverebbe dunque fare questo test?

Tra l'altro la propria predisposizione individuale è abbastanza prevedibile dallo stato dei propri genitori e dei parenti di sesso maschile.

A chi giova, allora, se non alle aziende che potrebbero cominciare a vendere prodotti anticaduta addirittura prima che la caduta si manifesti, forti dello slogan: prevenire è meglio che curare!

Peccato che prevenire sia un'altra cosa e che quì, come in altri casi sempre più frequenti, si tratta di curare anche situazioni fisiologiche o pre-patologiche.

domenica 12 ottobre 2008

Testicoli o balle?

Mi ha abbastanza colpito un titolo dell'ANSA di questi giorni:
TESTICOLI DELL'UOMO FONTE DI CELLULE EMBRIONALI
Come se non bastasse dopo aver detto, in verità, due o tre volte che si tratta solo di cellule SIMILI a quelle dell'embrione l'articolo ripete:
Queste cellule, continua Stefanini, potrebbero rappresentare una riserva di "staminali embrionali etiche"
e poco dopo:
La scoperta tedesca potrebbe fornire una fonte di staminali 'embrionali' molto più a portata di mano.
per concludere infine:
e le donne? ci sono risultati a supporto dell'esistenza di analoghe staminali embrionali presenti nelle loro ovaie.
Curiosa casualità il passaggio nel giro di tre soli paragrafi dello stesso articolo dalle virgolette doppie " " alle virgolette singole ' ' a nessuna virgoletta intorno all'espressione staminali embrionali.

Guardo oltrefrontiera e trovo:
  • Testicles may be a source of stem cells
  • Stem Cell Breakthrough Avoids Embryo Use
  • Stem cells from testicles an option to embryos
  • Scientists create stem cells without embryos
  • ...
ma nessuno che si spinga oltre!

Come spiega molto bene Armando Massarenti nel suo libro Staminalia, in Italia si dà molta enfasi alle ricerche sulle staminali adulte mentre si cerca di screditare il più possibile quelle sulle staminali embrionali.
Arrivare però ad un tale livello di confusione! o di malafede?

giovedì 9 ottobre 2008

Lampadine abbronzanti


Sono passati 16 anni dagli studi sulla carcinogenicità delle lampadine alogene ma meno di un mese dal mio post sull'argomento ed ecco che spunta uno studio nuovo di zecca sulle emissioni UV da parte delle lampadine a risparmio energetico. Ovviamente lo studio si preoccupa subito di affermare che non c'è evidenza che queste lampadine possano causare il cancro (anche se forse potrebbe bastare l'evidenza che gli UV possono causare il cancro!).

Intanto consiglia di non stare a meno di 30 cm per più di un'ora al giorno, caso mai qualcuno coltivasse il singolare hobby dello Zio Fester!

martedì 16 settembre 2008

I matematici contro l'effetto serra e lo scioglimento ... del cioccolato.


Al MathFest 2008 i matematici hanno anunciato di aver trovato il modo migliore per incartare le "palle di Mozart", i famosi cioccolatini austriaci sferici.
Gli autori dello studio sottolineano che il risparmio in cartine di Mozartkugel potrebbe attenuare un po' l'effetto serra e "il poco riconosciuto, ma ugualmente importante, problema dello scioglimento della cioccolata".

domenica 14 settembre 2008

Lampade alogene, topi e hamster


Sempre ne "Il fuoriuscito" di Renzo Tomatis c'è un altro capitolo che mi ha incuriosito.
Si parla di vecchi studi sulla carcinognicità (la capacità di fare venire un cancro) delle comuni lampade alogene.
Gli studi erano fatti sui topi e le aziende obiettarono riguardo al modello sperimentale e chiesero di fare studi sugli hamster. Tomatis osserva:
"Era una strategia abbastanza diffusa quella diluire la forza di risultati che non facevano comodo con esperimenti destinati a priori a produrre risultati ambigui e iniziati quindi con il solo intento di aumentare il rumore di fondo."
Cerco su Medline e trovo uno studio italiano del 1992 su Nature seguito da uno del 1994 su Cancer Research, poi quasi nulla.

Del secondo articolo si può leggere l'abstract con i risultati: quasi tutti i topi irradiati hanno sviluppato lesioni cutanee multiple benigne e maligne.

Gli autori concludono che:
"Both in vitro genotoxicity data and animal carcinogenicity data support the view that the light emitted by uncovered halogen lamps, to which an enormous number of individuals are exposed, may pose carcinogenic risks to humans. Without renouncing the benefits of this modern illumination system, UV-blocking devices should be compulsory."
Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del primo lavoro, il Washington Post del 30 aprile 1992 e il Chicago sun-times del 4 maggio 1992 pubblicano un articolo in cui i produttori rassicurano la popolazione:

"Manufacturers of halogen lights say people should not be alarmed by a recent report that halogen lamps may pose a risk of skin cancer. A "substantial amount" of the halogen lights sold in the United States already have the glass or plastic shields recommended by Italian researchers who released the report, according to company spokesmen. Lights without such shields carry instructions for safe use, they say."

Argomnto chiuso! Il filone di ricerca sembra effettivamente prosciugarsi e dei 31 articoli che Medline riporta alla ricerca "halogen lamp AND cancer" la maggior parte riguardano l'utilizzo BENEFICO delle lampade alogene nella terapia fotodinamica (la luce attiva un farmaco in loco) del cancro o nella diagnosi del cancro del collo dell'utero.

La ricerca su google "halogen safety" riporta in generale informazioni utili a prevenire il rischio di incendi.

Conclusione: a parte evitare di esporsi a lampade alogene non schermate ... siamo tranquilli?

giovedì 11 settembre 2008

Attacco alla sperimentazione animale

Ne "Il fuoriuscito" di Renzo Tomatis c'è un capitolo che mi ha fatto riflettere su due temi a me cari e che inaugoro con questo post.
La ricerca scientifica e il cosa c'è dietro alle cose che sembrano in un modo ma forse non lo sono o non solo.

L'idea: vietare la ricerca sugli animali.
A favore: gli animalisti.
Contrari: le industrie?

Da ricercatore idealista negli anni 60-70 ci mostra che tra i forti sostenitori della nascita di questa opposizione alla ricerca sugli animali furono proprio le industri chimiche i cui profitti derivavano dai prodotti la cui tossicità o meno era indagata tramite quelle sperimentazioni. Motivo: la ricerca sugli animali avrebbe permesso di conoscerne la tossicità a priori, cioè prima che le sostanze fossero messe in commercio. Mentre la ricerca epidemiologica sugli umani (all'epoca esisevano meno possibilità di efettuare test in vitro, tralasciando quì la effettiva predittività degli uni e degli altri modelli sull'uomo) permetteva di posticipare l'eventuale giudizio negativo a un punto in cui i profitti non avrebbero risentito tanto.

Una pinta di birra per la fisica delle particelle.

Una polemica molto interessante sui temi di cui dovrebbe occuparsi la ricerca.

Una premessa demagogica che a prima vista potrebbe trovare tutti d'accordo:
"scientists should invest less time and money on fundamental physics, and focus instead on finding solutions to climate change and povert"
Ma un'analisi approfondita rivela che in realtà:
"A nice way to put this into perspective is to realise that the total annual investment in particle physics amounts to roughly one pint of beer per person in the UK"
E che ci sarebbero molte altre cose da cui attingere fondi per spenderli meglio:
Compare this with the billions of pounds spent on London's Millennium Dome, or the tens of billions spent bailing out imprudent investment bankers, or the trillions being spent worldwide on what Sir David called resource wars in the Middle East.
Alla fine mi sembra una bella difesa della libertà della ricerca e un bell'esempio di "visto da dietro"

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