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venerdì 13 febbraio 2009

giovedì 29 gennaio 2009

L'amore al tempo della crisi

Riporta oggi il Corriere della Sera la notizia che, per risparmiare sulla spesa dei profilattici (che per una coppia molto attiva può arrivare anche al 3% del reddito familiare) molte donne hanno iniziato ad utilizzare gli involucri dei cibi (quella specie di pellicola trasparente che avvolge le vaschette di polistirolo di salsicce e mele) come anticoncezionali di fortuna.

Oltre all'effeto barriera, questi involucri contengono anche perfluorinati che sembrerebbero ritardare il concepimento. Uno studio pubblicato sul Journal of Human Reproduction ha dimostrato che le donne con elevati livelli di composti perfluorinati (Pfc) nel sangue ci mettono più tempo a rimanere incinte. Gli esperti fanno notare anche che i Pfc, utilizzati nell’industria, sarebbero molto adatti alla funzione di profilattici anche perché resistenti al calore e lipo e idrorepellenti.

Molte delle intervistate affermano che uno degli aspetti positivi di questa novità è anche il minor imbarazzo provato nel chiedere la vaschetta al supermercato rispetto a chiedere una scatola di preservativi in farmacia.
Entusiasti anche gli ecolologisti. Sul sito ecodieta di Enel si legge infatti che il mancato utilizzo di 4 preservativi da 20 g alla settimana porterebbe ad un risparmio di ben 8kg di CO2 all'anno.
Delusi invece i salumieri e i fruttivendoli che hanno visto crollare la vendita dei prodotti da banco. "Non ci voleva proprio" dice Dario Gelo, ideatore di farmermarket.it, "proprio adesso che la gente stava iniziando a preferire la qualità della frutta e della verdura di stagione comprata fresca direttamente dal contadino". Ma, da bravo imprenditore, ha già pronta la soluzione "Un rotolo di domopak per ogni spesa fatta in tutti i nostri banchi!"

lunedì 26 gennaio 2009

Il dilemma della colf

Stamattina ho steso e ho dato l'aspirapolvere, è una mansione che mi piace abbastanza (tra quelle possibili) e non richiede troppa concentrazione, non permette l'ascolto della musica quindi lascia liberi di pensare.
Libero fino ad un certo punto, perchè immancabilmente mentre do l'aspirapolvere (mi ero ripromesso di fare le pulizie almeno una volta alla settimana, ed è l'unico dei miei propositi che dipenda interamente da me) il mio pensiero è sempre lo stesso: il dilemma della colf.

Ho proposto spesso a mia moglie di assumere una donna delle pulizie ma, siccome non siamo d'accordo, non l'abbiamo mai fatto (nelle scelte attive che richiedono l'unanimità, ovviamente vince chi vota contro).

Così ogni volta che do l'apirapolvere penso ai motivi a favore o contrari a questa scelta.

Motivi pro-colf
  • Maggior tempo libero per fare altre cose (questo è ovviamente il motivo principale declinabile in una miriade di sotto-motivazioni concrete tra cui le più efficaci sono maggior tempo da passare tra noi e a giocare con i figli che, guarda caso, sono gli altri due propositi per il mio 2009!)
  • Minor stanchezza a fine giornata e fine settimana
  • Minor rischio di avere la casa sporca quando si vorrebbero invitare ospiti: interessa solo me
  • Dare lavoro ad una persona che lo fa di mestiere (quella che la mia commercialista, sfacciatamente pro-colf, chiama circolazione del reddito)
Motivi contro-colf
  • Motivazione educativa: è quella che maggiormente condivido. Voglio che i miei figli imparino 1. che bisogna essere responsabili della pulizia e dell'ordine luogo in cui si vive, 2. che non ci sono lavori o mansioni che non si possano fare, 3. che siano autosufficienti. Ovviamente per loro è più facile imparare queste cose dall'esempio che leggendo il mio blog.
  • Contro-Motivazione sul tempo libero: paura che il tempo "recuperato" verrebbe investito in maggior lavoro e non in tempo libero in famiglia ... da dimostrare
  • Spesa per la colf: questa è una motivazione che a prima vista sarebbe semplice da risolvere, se si hanno più soldi che tempo si sceglie sì, se si ha più tempo che soldi si sceglie no. Invece sotto-sotto anche questa è più complessa. Innanzitutto come nella precedente racchiude il rischio di un circolo vizioso per cui più si ha tempo più si lavora più si delega o rinuncia alla propria vita per lavorare, etc. Inoltre non è detto che la situazione tempo/soldi sarà sempre la medesima e sono convinto che sia sempre difficile tornare indietro su certe abitudini. Infine, se si hanno più soldi che tempo, la scelta migliore non sarebbe (potendo) lavorare un po' meno (so già che ci farò un post appost!).
  • Motivazione comunista/femminista: non è giusto che un'altra persona, e soprattutto un altra donna, debba fare quello che non vogliamo fare noi. Anche la risposta a questa obiezione è meno ovvia di quello che sembri. Subito viene da obiettare che nessuno costringe la signora delle pulizie a fare quel mestiere, che è appunto un lavoro come ogni altro che le permette di mantenersi e mantenere la sua famiglia. E che, come si vuole insegnare ai figli, non esistono lavori degni o meno degni e che magari nemmeno allo spazzino piace pulire la strada e vuotare il cassonetto ... ma non è proprio così ...
Il movimento femminista, l'emancipazione della donna hanno tolto le donne dai loro ruoli tradizionali di gestione della casa e delle età limite della vita (neonati ed anziani). Io credo che sia giusto, che quei ruoli non debbano essere solo delle donne ma divisi equamente tra uomini e donne.
Troppo spesso però ci si ferma a misurare quanto questa rivoluzione sia in realtà avvenuta davvero (e in parte è avvenuta) o quanto sia solo aumentato il carico di lavoro delle donne.

Poco spesso, a mio avviso, ci si ferma invece a considerare (perchè non lo si vuole vedere) quanto il peso di questa rivoluzione sia stato fatto pagare ad altre donne che evidentemente, per parafrasare Orwell, sono meno donne delle nostre. Sono le varie filippine, rumene, polacche che si occupano dei nostri bambini, delle nostre case e dei nostri anziani.
Per farlo esse hanno dovuto rinunciare alla loro terra, alla loro famiglia, ai loro bambini. Sono le nostre nuove schiave, le schiave globali.

Schiave globali

Si veda a questo proposito il volume di Rachel Salazar Parrenas “Servants of Globalization”. Attraverso un’indagine etnografica che scava nelle dinamiche migratorie delle donne filippine in due “città globali” come Roma e Los Angeles, Parrenas mette in luce con chiarezza i processi che contraddistinguono la vita di questa forza lavoro migrante femminile, ricostruendo le cause ed effetti di quella condizione di quasi-cittadinanza, o “cittadinanza parziale”, a cui le donne filippine sono relegate. Rappresentate come “eroine” dal proprio stato di origine, a partire dal cruciale ruolo che esse svolgono nel sostenere l’economia nazionale attraverso le loro rimesse, esse non solo si ritrovano “orfane” della cittadinanza di origine, ma raramente hanno accesso a reali diritti di cittadinanza anche nei paesi di emigrazione, nei quali sono piuttosto soggette alle dinamiche flessibili di un mercato del lavoro, quello di riproduzione e di cura, specchio dei processi di ristrutturazione dei welfare imposte dalla globalizzazione e dal neo-liberismo. Non a caso Parrenas definisce le migranti/domestiche della globalizzazione come “prodotti” e “merci” della globalizzazione , la cui esportazione, al pari di quella degli altri manufatti, genera valore aggiunto sia al paese di origine che a quelli di destinazione. (Nota ad un articolo di Ruba Salih)
Le schiave (anzi, in passato erano schiavi e schiave; paradossalmente esisteva meno il problema femminista e più quello comunista) sono sempre esistite e anche le colf.
Ma un tempo i signori (ma quelli erano altri tempi e quelli erano davvero Signori) si facevano carico in pieno delle proprie colf e le inserivano nelle loro famiglie. La cuoca viveva nella casa del padrone (magari nella cucina), il marito si occupava del giardino, mangiavano nella casa del padrone (magari in cucina), i figli della cuoca giocavano con i figli del padrone e la vecchia cuoca veniva accudita negli ultimi anni della sua vita nella casa del padrone.
Oggi nessuno terrebbe in casa la colf a vita. Quasi nessuno tiene più in casa la colf. A meno che non ci siano porprio neonati o anziani non autosufficienti (ma in questo caso l'anziano e la badante vengono rinchiusi in una casa comune che possibilmente non sia quella del padrone) è meglio che la colf stia a casa sua (e se ce l'ha ho meno non è problema che ci riguardi).
A chi interessa che la colf abbia dei figli in Polonia? O che il fatto di vivere e lavorare qui le impedisca di avere una famiglia?
Oggi un po' di più, ma fino a ieri nessuno si preoccupava di mettere in regola la colf, di pagarle i contributi che avrebbero potuto garantirle una pensione, cosa succeda alla colf quando non ci serve più non è un problema che ci riguarda.

Con questo non voglio certo dire che si stava meglio quando si stava peggio o ineggiare alla schiavitù. Però forse avere i servi in casa rendeva più responsabili.
Noi tendiamo ad allontanare i problemi per porli fuori dal nostro campo visivo e poi a dimenticarli. Non ci sono più le navi che dall'africa portano qui gli schiavi a lavorare ... però ci sono ancora navi che portano il lavoro agli schiavi cinesi e navi che portano qui prodotti lavorati dagli schiavi africani. Solo che noi non li vediamo più e possiamo convincerci che la schiavitù è stata abolita nel secolo scorso.

Adesso sono fiero di aver dato l'aspirapolvere.
Tra l'altro mi è rimasto anche il tempo di scrivere questo lungo, provocatorio, non esaustivo, ma importante post.

giovedì 22 gennaio 2009

Come fare danni raccogliendo consensi

Nel “Decreto Anticrisi”, recentemente passato alla Camera e in attesa di essere approvato definitivamente il 26 gennaio al Senato, è anche prevista la fornitura di latte artificiale gratis per i primi 3 mesi di vita del lattante alle famiglie indigenti (stessi criteri della “social card”) e come bonus, anche pannolini gratis.



Questo però non è un aiuto alle famiglie a basso reddito, al contrario. Rischia di metterle in maggiori difficoltà.

IBFAN Italia si è fatta promotrice di una lettera di dissenso, e sta raccogliendo adesioni, sia di associazioni che individuali, sul sito

http://nolattegratis.altervista.org


Aderisci e diffondi anche tu!

lunedì 19 gennaio 2009

Joan Pick - Una vita a emissioni zero

Il ritratto di questa settimana su Internazionale è quello di Joan Pick che 35 anni fa ha deciso di non usare più l'auto, l'acqua calda e gli elettrodomestici.

Altri giornali in Italia non ne parlano. In inglese sul Guardian, o in francese su Le Monde.

mercoledì 31 dicembre 2008

I soldi del Monopoli

Erano anni che non giocavo a Monopoli. A Natale hanno regalato ai bimbi la versione banking: al posto dei soldi ci sono le carte di credito e una specie di calcolatrice (ovviamente a pile (il Natale l'ha inventato la Duracell)) per passare i soldi da una all'altra. Stamattina a colazione mi lamentavo con mia moglie che non avrebbero dovuto farlo: i soldi del Monopoli sono un simbolo, sono un modo di dire, un'antonomasia.

Stamattina ho comprato alcuni libri. Cercavo "Una stagione selvaggia" di Lansdale. Non c'era e quindi ho preso "Freddo nell'anima". Arrivato a casa ho iniziato a leggerlo e a pagina 36 ho trovato questa coincidenza: "Adesso il bottino era finito in fondo alla palude. Soldi del Monopoli per qualche alligatore."

sabato 20 dicembre 2008

Si stava meglio quando si stava peggio

Si leggono titoli come questo:
Un altro segnale della crisi: cala il traffico autostradale.
Aiuto, voglio scendere!

venerdì 24 ottobre 2008

L'industria a tavola

Un dato inquietante da un articolo su Internazionale:
Negli Stati Uniti il mercato alimentare fornisce 3.900 chilocalorie pro capite al giorno, circa il doppio del bisogno energetico medio di una persona.
oppure, il necessario per sfamare il doppio delle persone!

giovedì 23 ottobre 2008

Torna la fiducia degli "investitori"

Superenalotto:
"I giocatori hanno investito 413 milioni di euro nei soli ultimi nove concorsi"(Repubblica.it)
Altri beni rifugio che ad oggi non risentono della crisi:

mercoledì 15 ottobre 2008

Ridurre o differenziare i rifiuti?

Nei dibattiti sullo smaltimento dei rifiuti capita spesso di ascoltare animate discussioni tra “riduzionisti”, cioè coloro che ritengono più importante prevenire la produzione dei rifiuti, diminuendo e riusando gli imballaggi, e “differenziatori” che invece considerano prioritaria la raccolta differenziata dei rifiuti presso gli utenti finali.
La conclusione di questo bel post è che è meglio puntare innanzitutto sulla differenziazione.

Compri oggi, paghi domani


Ma da quale cilindro sbucheranno i soldi per salvare le banche?
Domanda più che legittima che molti in questi giorni ci facciamo.
La risposta di sicuro non si leggerà sui giornali e non verrà urlata in televisione.
Però non è segreta.
Basta leggere il decreto riguardante "misure urgenti per garantire stabilità del sistema creditizio e continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali."

Quì potete trovare il testo completo del DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008 , n. 155

Per evitarvi di leggerlo tutto quì riporto solo due punti che mi premono:
Art. 1, Comma 7
[...]Le predette risorse,da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione delMinistero dell'economia e delle finanze, sono individuate inrelazione a ciascuna operazione mediante: a) riduzione [...] del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca ...
Ovvio no, qual'è la più grande riserva di miliardi in Italia? qual'è la più grande fonte di sprechi? La ricerca e l'università!

Ma un'altra considerazione mi interessa. Leggo nel titolo stesso del decreto una sottile perversione.
Misure urgenti per garantire credito ai consumatori.
Laddove ci si potrebbe aspettare misure urgenti per gantire i risparmi dei risparmiatori!
No, quello che interessa è continuare a vedere tutti solo come consumatori a credito. Come se questa perversione non fosse la causa stessa della crisi. Continuare ad arricchirsi o a fare i ricchi con i soldi degli altri, ma gli altri chi?

Come si fa a spiegare alla gente che la responsabilità è anche sua, perché per anni ha usufruito e abusato del credito facile e a buon mercato, per comperare anche cose di cui non aveva nessun bisogno e ha smesso di risparmiare?

Di sicuro non così...

lunedì 13 ottobre 2008

Eco-poesia

Umberto Saba
pseudonimo di Umberto Poli
Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957
è stato un poeta e scrittore italiano


Nel 1910, quando di sicuro non si poteva parlare di consumismo nè di emergenza rifiuti, scrisse nel Canzoniere:

Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era e le cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo agli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna;
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagno.
che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch'è poco
quanto all'immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c'è che per te valga
quanto valso sarebbe un dì quel poco”

mercoledì 8 ottobre 2008

Lo sforzo sia con voi

Seth Godin ha scritto un bel post sul rapporto tra "sforzo" (impegno) e "fortuna". La premessa è semplice: se guardiamo a politici, sportivi, attori e vincitori del superenalotto, sembra che sia molto più importante la fortuna.
Peccato che non possiamo fare nulla per avere fortuna! Mentre possiamo sforzarci.
Molto carina la parte in cui propone una ricetta semplice fatta di cose concrete.

1. Delete 120 minutes a day of 'spare time' from your life. This can include TV, reading the newspaper, commuting, wasting time in social networks and meetings. Up to you.

2. Spend the 120 minutes doing this instead:

  • Exercise for thirty minutes.
  • Read relevant non-fiction (trade magazines, journals, business books, blogs, etc.)
  • Send three thank you notes.
  • Learn new digital techniques (spreadsheet macros, Firefox shortcuts, productivity tools, graphic design, html coding)
  • Volunteer.
  • Blog for five minutes about something you learned.
  • Give a speech once a month about something you don't currently know a lot about.
3. Spend at least one weekend day doing absolutely nothing but being with people you love.

4. Only spend money, for one year, on things you absolutely need to get by. Save the rest, relentlessly.

Provare per credere!

lunedì 6 ottobre 2008

Caro placebo.

L'Ig Nobel 2008 per la medicina è stato vinto da uno studio che forse per la prima volta dimostra in modo scientifico un concetto ben chiaro al marketing: il prezzo di una cosa influenza molto la valutazione che la gente ne fa. Un ristorante molto caro sarà migliore di uno a prezzi modici, una macchina da 60.000 euro di sicuro migliore di una da 20.000, etc.

Waber e colleghi hanno dimostrato che un placebo che costa molto è più efficace di uno che costa poco. Per farlo hanno dato la scossa a 82 volontari e chiesto loro l'efficacia del farmaco nel ridurre il dolore.
I pallini neri indicano la riduzione del dolore percepita dai volontari che hano assunto il placebo caro e i pallini bianchi la riduzione percepita dai volontari che hanno assunto il placebo a buon mercato.

Una sola perplessità sull'arruolamento dei volontari: sono stati pagati 30$! Forse chi è disposto a farsi somministrare una scossa elettrica di intensità crescente per 30$ non è rappresentativo della popolazione generale!

giovedì 25 settembre 2008

Cosa fanno le altre 3 lame?

Prendo spunto da un post serio su ASPO Italia che dà un utile consiglio per fare una di quelle piccole azioni per ridurre i rifiuti che produciamo. Usare lamette usa e getta invece che rasoi usa e getta. Quelle piccole cose che se moltiplicate per ognuno possono fare la grande differenza.

Lo spunto però mi permette di togliermi un sassolino nella scarpa che porto da anni.

Negli anni '80 ci dissero che la prima lama sollevava il pelo e la seconda lo tagliava alla radice, poi il pelo tornava sotto la pelle e spariva.
Ho trovato solo questo video di pessima qualità ma che basta per riaccendere la memoria di ogi maschietto che in quegli anni iniziava a radersi.



Da noi in Italia non mi sembra che fosse così ma notate come questa novità fosse chiamata in America addirittura "Good News" = Buona Novella = Vangelo! E tutti noi come tale l'abbiamo sempre creduta!

Poi, lentamente ma inesorabilmente, le lame sono diventate 3, poi 4 e adesso addirittura 5!

Mi sono sempre chiesto cosa fanno la 3°, 4° 5° lama dopo che il pelo si è rintanato nel suo follicolo?!

Aggiornamento

Una prima risposta la diede Guzzanti e me la ricorda Riccardo:
La prima lama solleva il pelo,
la seconda lo taglia,
la terza gode. (da Tel chi el telùn)

lunedì 22 settembre 2008

Overshoot day 2008


Domani è l'overshoot day, il giorno dell'anno un cui abbiamo utilizzato tutte le risorse rinnovabili che la natura può produrre quest'anno.
Ogni anno questa data, che viene calcolata dal 1986, avviene un po' prima e si calcola che nel 2050 scatterà il 1 luglio, cioè quell'anno consumeremo esattamente il doppio di quello che la terra riesce a rinnovare. Ci vorranno due mondi per far fronte alle richieste. Ovviamente questi calcoli sono fatti utilizzando la media dei consumi dei paesi più "sviluppati" e di quelli meno. Se tutti consumassimo come gli U.S.A ci vorrebbero 5,4 terre mentre con i consumi dell'Italia ne "basterebbero" 2,2.
Ovvio che il problema è planetario ma gli stili di vita giocano un ruolo rilevante.


Sul sito del Global Footprint Network c'è un simpatico quiz che permette di calcolare la nostra impronta ambientale e le risorse che bruciamo con il nostro stile di vita.
Impressionante.

martedì 16 settembre 2008

Cos'hanno in comune il Natale e il Ramadan?


C'è una cosa che finalmente supera le barriere tra le religioni: il consumismo indotto dalla televisione. Manca ancora qualche settimana (ogni anno succede un po' prima) prima che la nostra televisione sia riempita di panettoni che annunciano l'inizio del marketing natalizio ma scopro che per i mussulmani è appena succesa la stessa cosa.
Internazionale pubblica un articolo di Jen-Michel meyer e Faiza Ghozali sul "grande businnes del Ramadan" che è diventato un vero affare che smuove miliardi di euro.
Impossibile? Paradossale? Il ramadan me lo raffiguravo più simile alla Quaresima che al Natale!
Eppure tra acquisto di piatti nuovi per l'iftar (il pasto che alla sera rompe il digiuno), biancheria per la casa, aumento del prezzo di zucchine, uova e tonno, vestiti nuovi e regali per l'Aid el Fitr (la festa che segna la fine del Ramadan) la gente non è andata in vacanza in vista delle spese da sostenere.
E godono le televisioni (20% delle entrate pubblicitarie annuali in questo mese!) e le banche!

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