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sabato 4 aprile 2009

5.000.000.000.000 $

E' la cifra che al G20 hanno stanziato per salvare l'economia!
Il primo, ovvio, dubbio che viene a tutti è: serviranno a salvare l'economia?
O solo a salvare i banchieri?
O solo salvare l'industria automobilistica?

Ma il secondo, e più inquietante, dubbio è: ma dov'erano nascosti questi cinquemilamiliardi di dollari?

E quanti sono? Per farmi un'idea ho dovuto fare qualche calcolo per capire cos'altro ci si sarebbe potuto fare.

Secondo le stime dell'UNICEF, sul fronte della lotta alla fame e alla miseria economica, si stimano ancora in quasi un miliardo gli esseri umani che vivono con meno di 1 dollaro al giorno, soglia considerata di povertà assoluta.

Con 5.000 miliardi di dollari potrebbero sopravvivere tutti per 13 anni!

Complessivamente, se prosegue la tendenza attuale, il mondo rischia di mancare l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio sulla fame per circa 30 milioni di bambini, che vedrebbero così negato il diritto fondamentale alla nutrizione.

A sapere che c'erano, avremmo potuto dare ad ognuno di questi bambini circa 166.000 dollari che forse sarebbero stati sufficienti almeno ad uscire dalla denutrizione.

Si stima che nel 2007 siano morti 9,2 milioni di bambini prima del quinto anno di vita, il più delle volte per cause facilmente prevenibili.
Soprattutto potendo destinare ad ognuno di questi bambini 543.478 $.

Ad esempio, il morbillo è una delle principali cause di mortalità infantile, e può essere prevenuto con un vaccino. Nel 2005 i morti per morbillo sono stati 345.000.
Una fiala di vaccino per il morbillo (con cui si possono vaccinare 10 bambini) costa 1,49 $ e quelli per tetano, tubercolosi, difterite e pertosse costano quasi la metà.
Si potevano vaccinare quasi cinquemilamiliardi di bambini.

Altro esempio, ogni anno più di 350 milioni di persone contraggono la malaria, e un milione muore a causa dell'infezione. Nella sola Africa, la malaria è responsabile di una morte ogni 30 secondi. Per difendersi basta una zanzariera impregnata di insetticida che costa circa 5$.
Se ne comprano 1.000 miliardi!

Di tubercolosi sono morte 1 milione e 600mila persone nel 2005, una cifra che rende questa malattia la più letale in assoluto. Nel 2005 si sono ammalate ben 8,8 milioni di persone nel mondo, di cui ben 7,3 milioni tra Africa e Asia. Oggi con i farmaci disponibili oltre il 95% dei pazienti guariscono completamente dalla malattia.
Il costo di un ciclo di terapia completo si aggira sui 300 $. Per curare tutti quelli che si sono ammalati di persone sarebbero bastati 2 miliardi e 700 milioni di dollari.

La mancanza di vitamina A è la causa di molte infezioni parassitarie, sviluppo mentale e fisico ritardato, anemia e problemi alla vista. Tra i 200 e 300 milioni di bambini nei paesi in via di sviluppo sono a rischio di carenza di vitamina A. Cinquecentomila bambini perdono la vista ogni anni in questi paesi, e il 70% di questi muore nel giro di un anno.
Sul sito dell'UNICEF si possono regalare 500 dosi di Vitamina A con 7 €. Pensa con 5.000 miliardi di dollari!

Ogni anno, più di 500.000 donne muoiono dando alla luce un bambino. Non ho idea di quanto costerebbe migliorare le condizioni sanitarie nel paese in cui partoriscono e muoiono ma sono sicuro che con 10 milioni di dollari a testa potrebbero benissimo andare a partorire in un paese un po' più attrezzato e tornare a casa fuori pericolo.

Ah, aver saputo prima che c'erano 5.000.000.000.000 di dollari.

lunedì 26 gennaio 2009

Il dilemma della colf

Stamattina ho steso e ho dato l'aspirapolvere, è una mansione che mi piace abbastanza (tra quelle possibili) e non richiede troppa concentrazione, non permette l'ascolto della musica quindi lascia liberi di pensare.
Libero fino ad un certo punto, perchè immancabilmente mentre do l'aspirapolvere (mi ero ripromesso di fare le pulizie almeno una volta alla settimana, ed è l'unico dei miei propositi che dipenda interamente da me) il mio pensiero è sempre lo stesso: il dilemma della colf.

Ho proposto spesso a mia moglie di assumere una donna delle pulizie ma, siccome non siamo d'accordo, non l'abbiamo mai fatto (nelle scelte attive che richiedono l'unanimità, ovviamente vince chi vota contro).

Così ogni volta che do l'apirapolvere penso ai motivi a favore o contrari a questa scelta.

Motivi pro-colf
  • Maggior tempo libero per fare altre cose (questo è ovviamente il motivo principale declinabile in una miriade di sotto-motivazioni concrete tra cui le più efficaci sono maggior tempo da passare tra noi e a giocare con i figli che, guarda caso, sono gli altri due propositi per il mio 2009!)
  • Minor stanchezza a fine giornata e fine settimana
  • Minor rischio di avere la casa sporca quando si vorrebbero invitare ospiti: interessa solo me
  • Dare lavoro ad una persona che lo fa di mestiere (quella che la mia commercialista, sfacciatamente pro-colf, chiama circolazione del reddito)
Motivi contro-colf
  • Motivazione educativa: è quella che maggiormente condivido. Voglio che i miei figli imparino 1. che bisogna essere responsabili della pulizia e dell'ordine luogo in cui si vive, 2. che non ci sono lavori o mansioni che non si possano fare, 3. che siano autosufficienti. Ovviamente per loro è più facile imparare queste cose dall'esempio che leggendo il mio blog.
  • Contro-Motivazione sul tempo libero: paura che il tempo "recuperato" verrebbe investito in maggior lavoro e non in tempo libero in famiglia ... da dimostrare
  • Spesa per la colf: questa è una motivazione che a prima vista sarebbe semplice da risolvere, se si hanno più soldi che tempo si sceglie sì, se si ha più tempo che soldi si sceglie no. Invece sotto-sotto anche questa è più complessa. Innanzitutto come nella precedente racchiude il rischio di un circolo vizioso per cui più si ha tempo più si lavora più si delega o rinuncia alla propria vita per lavorare, etc. Inoltre non è detto che la situazione tempo/soldi sarà sempre la medesima e sono convinto che sia sempre difficile tornare indietro su certe abitudini. Infine, se si hanno più soldi che tempo, la scelta migliore non sarebbe (potendo) lavorare un po' meno (so già che ci farò un post appost!).
  • Motivazione comunista/femminista: non è giusto che un'altra persona, e soprattutto un altra donna, debba fare quello che non vogliamo fare noi. Anche la risposta a questa obiezione è meno ovvia di quello che sembri. Subito viene da obiettare che nessuno costringe la signora delle pulizie a fare quel mestiere, che è appunto un lavoro come ogni altro che le permette di mantenersi e mantenere la sua famiglia. E che, come si vuole insegnare ai figli, non esistono lavori degni o meno degni e che magari nemmeno allo spazzino piace pulire la strada e vuotare il cassonetto ... ma non è proprio così ...
Il movimento femminista, l'emancipazione della donna hanno tolto le donne dai loro ruoli tradizionali di gestione della casa e delle età limite della vita (neonati ed anziani). Io credo che sia giusto, che quei ruoli non debbano essere solo delle donne ma divisi equamente tra uomini e donne.
Troppo spesso però ci si ferma a misurare quanto questa rivoluzione sia in realtà avvenuta davvero (e in parte è avvenuta) o quanto sia solo aumentato il carico di lavoro delle donne.

Poco spesso, a mio avviso, ci si ferma invece a considerare (perchè non lo si vuole vedere) quanto il peso di questa rivoluzione sia stato fatto pagare ad altre donne che evidentemente, per parafrasare Orwell, sono meno donne delle nostre. Sono le varie filippine, rumene, polacche che si occupano dei nostri bambini, delle nostre case e dei nostri anziani.
Per farlo esse hanno dovuto rinunciare alla loro terra, alla loro famiglia, ai loro bambini. Sono le nostre nuove schiave, le schiave globali.

Schiave globali

Si veda a questo proposito il volume di Rachel Salazar Parrenas “Servants of Globalization”. Attraverso un’indagine etnografica che scava nelle dinamiche migratorie delle donne filippine in due “città globali” come Roma e Los Angeles, Parrenas mette in luce con chiarezza i processi che contraddistinguono la vita di questa forza lavoro migrante femminile, ricostruendo le cause ed effetti di quella condizione di quasi-cittadinanza, o “cittadinanza parziale”, a cui le donne filippine sono relegate. Rappresentate come “eroine” dal proprio stato di origine, a partire dal cruciale ruolo che esse svolgono nel sostenere l’economia nazionale attraverso le loro rimesse, esse non solo si ritrovano “orfane” della cittadinanza di origine, ma raramente hanno accesso a reali diritti di cittadinanza anche nei paesi di emigrazione, nei quali sono piuttosto soggette alle dinamiche flessibili di un mercato del lavoro, quello di riproduzione e di cura, specchio dei processi di ristrutturazione dei welfare imposte dalla globalizzazione e dal neo-liberismo. Non a caso Parrenas definisce le migranti/domestiche della globalizzazione come “prodotti” e “merci” della globalizzazione , la cui esportazione, al pari di quella degli altri manufatti, genera valore aggiunto sia al paese di origine che a quelli di destinazione. (Nota ad un articolo di Ruba Salih)
Le schiave (anzi, in passato erano schiavi e schiave; paradossalmente esisteva meno il problema femminista e più quello comunista) sono sempre esistite e anche le colf.
Ma un tempo i signori (ma quelli erano altri tempi e quelli erano davvero Signori) si facevano carico in pieno delle proprie colf e le inserivano nelle loro famiglie. La cuoca viveva nella casa del padrone (magari nella cucina), il marito si occupava del giardino, mangiavano nella casa del padrone (magari in cucina), i figli della cuoca giocavano con i figli del padrone e la vecchia cuoca veniva accudita negli ultimi anni della sua vita nella casa del padrone.
Oggi nessuno terrebbe in casa la colf a vita. Quasi nessuno tiene più in casa la colf. A meno che non ci siano porprio neonati o anziani non autosufficienti (ma in questo caso l'anziano e la badante vengono rinchiusi in una casa comune che possibilmente non sia quella del padrone) è meglio che la colf stia a casa sua (e se ce l'ha ho meno non è problema che ci riguardi).
A chi interessa che la colf abbia dei figli in Polonia? O che il fatto di vivere e lavorare qui le impedisca di avere una famiglia?
Oggi un po' di più, ma fino a ieri nessuno si preoccupava di mettere in regola la colf, di pagarle i contributi che avrebbero potuto garantirle una pensione, cosa succeda alla colf quando non ci serve più non è un problema che ci riguarda.

Con questo non voglio certo dire che si stava meglio quando si stava peggio o ineggiare alla schiavitù. Però forse avere i servi in casa rendeva più responsabili.
Noi tendiamo ad allontanare i problemi per porli fuori dal nostro campo visivo e poi a dimenticarli. Non ci sono più le navi che dall'africa portano qui gli schiavi a lavorare ... però ci sono ancora navi che portano il lavoro agli schiavi cinesi e navi che portano qui prodotti lavorati dagli schiavi africani. Solo che noi non li vediamo più e possiamo convincerci che la schiavitù è stata abolita nel secolo scorso.

Adesso sono fiero di aver dato l'aspirapolvere.
Tra l'altro mi è rimasto anche il tempo di scrivere questo lungo, provocatorio, non esaustivo, ma importante post.

martedì 2 dicembre 2008

E' giusto avere una casa di proprietà?

E' meglio comprare casa o vivere in affitto?

In questi ultimi tre anni ho affrontato diverse volte questa discussione.
Dapprima con mia moglie, quando abbiamo dovuto cambiare casa per la nascita del secondo figlio. Ad un certo punto delle ricerche io proposi l'affitto ma lei non era d'accordo. Comprammo.
Poi con il mio amico Max che, durante il calvario della ristrutturazione (ricostruzione) della casa ha fatto due conti e ha stabilito che avrebbe speso meno a vivere per sempre in affitto.
Secondo me ci sono i pro e i contro ma quando ne parlavo trovavo soprattutto sostenitori del comprare.

Adesso, con la crisi dei mutui, molti stanno iniziando a rimettere in dubbio questa "verità assoluta".

Due (per ora) post su ThreeHugger hanno il significativo titolo Is Home Ownership a Good Thing? e Is Home Ownership a Good Thing? Part II
Trovo interessante che, sebbene i due post siano pro-affitto molti commenti sono invece pro-acquisto e quindi la lettura di entrambi aiuta a sviscerare il problema.

Mi riprometto di sintetizzare presto quì il mio punto di vista personale.

08/12/2008. Aggiungo questo link sulla "bolla mattonata italiana" segnalato da weissbach con il commento "poche idee ma chiare".

venerdì 24 ottobre 2008

L'industria a tavola

Un dato inquietante da un articolo su Internazionale:
Negli Stati Uniti il mercato alimentare fornisce 3.900 chilocalorie pro capite al giorno, circa il doppio del bisogno energetico medio di una persona.
oppure, il necessario per sfamare il doppio delle persone!

venerdì 17 ottobre 2008

Ricchi e poveri

Traggo solo alcune parole da un articolo che non dicendo nulla di nuovo, mi lascia comunque senza commento:
ROME (Reuters) - The world's leading crusaders against hunger voiced frustration on World Food Day on Thursday that the global financial crisis had overshadowed a food crisis tipping millions toward starvation. [...]
"The media have highlighted the financial crisis at the expense of the food crisis," [...]
The World Food Program's Executive Director Josette Sheeran acknowledged that even citizens of wealthy countries had been affected by high food prices and the financial crisis. "But for those who live on less than a dollar a day, it's a matter of life and death," Sheeran said. [...]
"My position is that the financial crisis is a serious one, and deserves urgent attention and focus, but so is the question of hunger, and millions (are) likely to die. Is that any less urgent?," asked former U.N. Secretary-General Kofi Annan. [...]
"If they are able to raise funds for the banking system, they can also find ways to reduce poverty in the world," Vore Gana Seck, President of Dakar-based CONGAD (Council of NGOs Supporting Development) told Reuters in the Senegalese capital.
"I think it's a problem of priority."

Un amico proprio ieri a pranzo diceva: "La soglia, lo scollinamento, è a un milione (e intendeva di €). Quando hai un milione, in contanti sul conto, sei a posto"

lunedì 6 ottobre 2008

Caro placebo.

L'Ig Nobel 2008 per la medicina è stato vinto da uno studio che forse per la prima volta dimostra in modo scientifico un concetto ben chiaro al marketing: il prezzo di una cosa influenza molto la valutazione che la gente ne fa. Un ristorante molto caro sarà migliore di uno a prezzi modici, una macchina da 60.000 euro di sicuro migliore di una da 20.000, etc.

Waber e colleghi hanno dimostrato che un placebo che costa molto è più efficace di uno che costa poco. Per farlo hanno dato la scossa a 82 volontari e chiesto loro l'efficacia del farmaco nel ridurre il dolore.
I pallini neri indicano la riduzione del dolore percepita dai volontari che hano assunto il placebo caro e i pallini bianchi la riduzione percepita dai volontari che hanno assunto il placebo a buon mercato.

Una sola perplessità sull'arruolamento dei volontari: sono stati pagati 30$! Forse chi è disposto a farsi somministrare una scossa elettrica di intensità crescente per 30$ non è rappresentativo della popolazione generale!

martedì 16 settembre 2008

Cos'hanno in comune il Natale e il Ramadan?


C'è una cosa che finalmente supera le barriere tra le religioni: il consumismo indotto dalla televisione. Manca ancora qualche settimana (ogni anno succede un po' prima) prima che la nostra televisione sia riempita di panettoni che annunciano l'inizio del marketing natalizio ma scopro che per i mussulmani è appena succesa la stessa cosa.
Internazionale pubblica un articolo di Jen-Michel meyer e Faiza Ghozali sul "grande businnes del Ramadan" che è diventato un vero affare che smuove miliardi di euro.
Impossibile? Paradossale? Il ramadan me lo raffiguravo più simile alla Quaresima che al Natale!
Eppure tra acquisto di piatti nuovi per l'iftar (il pasto che alla sera rompe il digiuno), biancheria per la casa, aumento del prezzo di zucchine, uova e tonno, vestiti nuovi e regali per l'Aid el Fitr (la festa che segna la fine del Ramadan) la gente non è andata in vacanza in vista delle spese da sostenere.
E godono le televisioni (20% delle entrate pubblicitarie annuali in questo mese!) e le banche!

mercoledì 10 settembre 2008

E la famiglia?

Molti mi prendono in giro perché sono stato due mesi al mare con i bimbi.
La maggior parte, capisco, con invidia. Altri lo trovano normale: sono per lo più insegnanti o casalinghe.
Ieri però mi è arrivata un'obiezione inaspettata: e la famiglia?
Non capivo e la prima reazione è stata di ribadire che sono stato via "con" i bimbi. Ma non era quello il punto.
Come fai a mantenere la famiglia?
Chi obiettava conosce la mia famiglia, la mia casa, la mia professione..
Il punto quindi cosa intendiamo per "mantenere".
Assicurare un dignitoso tenore di vita? Non far mancare nulla?
Siamo ricchi e ci sentiamo sotto la soglia del "dignitoso", sentiamo comunque sempre che ci manca qualcosa.

domenica 7 settembre 2008

ricchi o megaricchi

È curioso che il libro di Hervè Kempf, comment les riches détruisent la planète, arrivando in italia sia diventato 'perché i megaricchi stanno distruggendo il pianeta'.
Mi incuriosisce il motivo per cui la colpa passa dai ricchi ai megaricchi: ricchi siamo noi, grandi e megaricchi sono altri. Così possiamo tranquillamente leggere il libro senza sentirci chiamati in causa direttamente!
Tipico italiano: io non posso farci nulla, la colpa è più in alto.

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