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mercoledì 1 aprile 2009

Le cose non cambiano mai

Ieri sera, ad un cineforum sul cinema di Pier Paolo Pasolini, ho visto tre mediometraggi tra cui "La ricotta" da cui è tratto questo meraviglioso pezzo con Orson Welles.

domenica 25 gennaio 2009

Ambizione orizzontale e picchi di eccellenza

Nel “Dictionary of the future”, pubblicato nel 2001 da Hyperion Books, la sociologa Faith Popcorn ha celebrato il concetto di "horizontal ambition", in contrapposizione con la tradizionale ascesa ai vari gradi di carriera. Secondo la studiosa americana la tendenza è di costruire una carriera tra imprese e ruoli diversi più che dentro un'unica situazione, muovendosi lateralmente e non solo verticalmente. Il metro di valutazione di un lavoro sarà, ovviamente, ancora lo stipendio, ma incideranno in misura sempre più ampia l'ambiente umano, la compatibilità con i tempi della vita privata, la curiosità per occupazioni e luoghi inconsueti, il piacere di sperimentare e mettersi alla prova. Il il successo non si misura più solo in termini di denaro e di carriera bensì anche di ricchezza personale fatta di esperienze e conoscenze.

Ancora più rara la variante "multiambition" (inesistente) se non nella sua derivazione "multiambitious" utilizzata però solo due volte, da C.P. riferito a me e dal TIME riferito a Joe Books.

In Italia il termine "ambizione orizzontale" compare per la prima volta in un articolo di Repubblica del 22 aprile 2002, sul doppio lavoro e non sembra (dalla ricerca su google) aver avuto nessuna fortuna.

Il senso in cui la interpreto io è però una leggera variante rispetto all'originale americano: la mia idea di ambizione orizzontale(di cui ho parlato in uno dei primissimi post di questo blog) è quella di volersi muovere su piani differenti e riuscire in tutti.
Quando scrissi quel post mi era venuto il dubbio che fosse soprattutto la giustificazione di chi non riesce ad eccellere in nessun campo.
Venerdì, parlando con un'amica, ho aggiunto al concetto di ambizione orizzontale quello di "picchi di eccellenza".
Chi (come me) insegue l'ambizione orizzontale difficlmente ottiene stabili posizioni di eccellenza in qualche campo ma raggiunge spesso picchi di eccellenza in campi diversi.

Non sarà mai un grande scacchista, un grande chitarrista nè tantomeno un grande rugbysta ... ma mi consola il fatto di aver vinto sia il primo premio al torneo di scacchi delle medie che il 2° posto al Rock around the roc nel 1989 e un secondo posto ai giochi della gioventù con la squadra di rugby del liceo!
Picchi di eccellenza!

venerdì 23 gennaio 2009

Il Fuzzy pensiero

La logica fuzzy (detta anche logica sfumata o logica sfocata, anche se io ho sempre preferito la traduzione letterale di fuzzy "coperto di peluria" e l'avrei chiamata logica vellutata) è stata scoperta da me una quindicina di anni fa ma era già stata scoperta nel 1973 da Lofti Zadeh.

Lascio a wikipedia l'approfondimento per chi volesse farsi del male. O consiglio la lettura del libro sulla quale l'ho scoperta io, "il fuzzy pensiero" di Bart Kosko uno degli allievi più brillanti di Zadeh.

Mi è tornata in mente a proposito del colore delle lune.
L'illusione ottica è il primo segnale dell'insufficienza del nostro pensiero fondato sulla logica classica. Nella logica classica la luna è bianca o nera. Nella logica fuzzy una luna bianca ad un grado di 0,5 e nera ad un grado di 0,5 è identica ad una nera ad un grado di 0,5 e bianca ad un grado di 0,5. Notate che il grado di appartenenza nella logica fuzzy è ben diverso dalla probabilità che una luna sia bianca o nera. Infatti la probabilità caratterizza il sistema, ma una volta scelta una luna quella torna ad essere 0 o 1, mentre l'appartenenza fuzzy caratterizza il singolo elemento. Anche questo è spiegato semplicemente su wikipedia.

Nel campo delle idee noi persone civili siamo già abituate al fatto che non si può sempre avere ragione ... ma siamo ben lontani dal convincerci che in ogni idea che abbiamo c'è immancabilmente un certo grado dell'idea opposta.

Figuriamoci nel campo della morale dove bisogna ogni volta decidere se una cosa è giusta o sbagliata, approsimando il meno possibile!

Il temuto relativismo, si dice, porta ad eliminare ogni punto di riferimento. Se non c'è più nulla di vero o falso, giusto o sbagliato, come si può andare avanti? Siamo impotenti.

Ma la logica fuzzy non dice questo, anzi.

C'è il vero e il falso, il giusto e lo sbagliato, il bello e il brutto, il bianco e il nero dentro ogni cosa ed ognuno. Siamo totipotenti.

giovedì 22 gennaio 2009

Non ci credo finchè lo vedo coi miei occhi!

Ho scoperto (grazie a Riccardo Orlando) un libro che ha un suo sito ricco di una delle mie passioni, le illusioni ottiche.

Il libro della Psicologa padovana Paola Bressan è finito ovviamente, immediatamente in cima alla mia wish list di anobii.


Sul sito una immagine mi ha letteralmente rapito e merita uno spazio anche qui.


Nella figura a sinistra, vediamo lune nere seminascoste da una nuvolaglia chiara; in quella a destra, lune bianche seminascoste da una nuvolaglia scura. Eppure, le quattro lune nere sono identiche alle quattro lune bianche. In altre parole, i quattro dischi a sinistra sono fisicamente uguali a quelli a destra (come si può controllare confrontandoli attentamente).
La considerazione che mi ha rapito deriva dal fatto che noi siamo portati ad attribuire al senso della vista un valore reale, assoluto che diventa anzi il golden standard per le altre sensazioni ed idee.
L'unico testimone accreditato è quello "oculare".
Non crediamo se non vediamo (a proposito il titolo del post è un'illusione basata sul principio che anche quando leggiamo ci concentriamo più sul significato della frase che non sulle parole: probabilmente molto avranno capito "Non ci credo finchè non lo vedo coi miei occhi!" e non l'esatto contrario come ho scritto).

Ma se basta che lo sfondo sia diverso per ingannare la nostra vista.
Non è lo stesso effetto che fa il nostro umore sul nostro pensiero? Non diciamo di vedere tutto nero quando siamo depressi?
E non sarà lo stesso effetto che fa il nostro "sfondo" socio-culturale-religioso sul nostro pensiero?

Non se ne esce...
Un'idea ce l'ho.
Non ci credo finchè lo vedo coi miei occhi, devo imparare a vedere anche con gli occhi degli altri.

Questo post non vorrebbe finire qui. Tra l'altro mi ha risvegliato la vecchia passione per il Fuzzy pensiero. Ma devo scappare, ci tornerò su.

domenica 28 dicembre 2008

Per sempre

"due persone che si amano non devono lasciarsi mai. Per nessun motivo. Devono solo camminare e camminare. Essere infelici, in attesa che tornino i momenti di felicità; o felici, sapendo che torneranno i momenti di infelicità." (Francesco Piccolo)

martedì 16 dicembre 2008

Parole chiave

Mi è arrivata una mail da Windows Live Search che mi chiedeva se mi interessasse sapere quali erano le 10 top keyword della settimana, le 10 cose che interessano di più agli internauti che utilizzano Live Search. Mi interessava.
Le riporto quì per aggiungere poi, quando avrò tempo, delle considerazioni.
1. Cinema
2. Babbo Natale
3. Blog
4. Zelig
5. Champions League
6. Programmi TV
7. Sudoku
8. Calendario 2009
9. Settimana bianca
10. Anima gemella

... e se avesse ragione Berlusconi?

martedì 2 dicembre 2008

E' giusto avere una casa di proprietà?

E' meglio comprare casa o vivere in affitto?

In questi ultimi tre anni ho affrontato diverse volte questa discussione.
Dapprima con mia moglie, quando abbiamo dovuto cambiare casa per la nascita del secondo figlio. Ad un certo punto delle ricerche io proposi l'affitto ma lei non era d'accordo. Comprammo.
Poi con il mio amico Max che, durante il calvario della ristrutturazione (ricostruzione) della casa ha fatto due conti e ha stabilito che avrebbe speso meno a vivere per sempre in affitto.
Secondo me ci sono i pro e i contro ma quando ne parlavo trovavo soprattutto sostenitori del comprare.

Adesso, con la crisi dei mutui, molti stanno iniziando a rimettere in dubbio questa "verità assoluta".

Due (per ora) post su ThreeHugger hanno il significativo titolo Is Home Ownership a Good Thing? e Is Home Ownership a Good Thing? Part II
Trovo interessante che, sebbene i due post siano pro-affitto molti commenti sono invece pro-acquisto e quindi la lettura di entrambi aiuta a sviscerare il problema.

Mi riprometto di sintetizzare presto quì il mio punto di vista personale.

08/12/2008. Aggiungo questo link sulla "bolla mattonata italiana" segnalato da weissbach con il commento "poche idee ma chiare".

lunedì 24 novembre 2008

Staminalia

Elena Cattaneo, una delle più importanti ricercatrici italiane, recensisce sulle pagine della rivista scientifica 'Nature' il libro 'Staminalia: le cellule etiche e i nemici della ricerca', del giornalista de Il Sole24 ore Armando Massarenti, in cui si raccontano le dispute politiche e bioetiche che agitano l'Italia.

Da leggere la recensione "Science, dogmas and the state".

Da leggere il libro.

Io l'ho letto qualche mese fa e vi ho trovato molti spunti interessanti:

Quando si comincia a vivere?

Massarenti spiega bene (da filosofo che vuole parlare di scienzia) che non si tratta di interogarsi sull'inizio della vita (interrogativo ambiguo e fuorviante) ma su quand'è che la vita umana diventa moralmente e giuridicamente importante.
"Dobbiamo stabilire con la massima certezza possibile dove stà la verità, per poi cercare di dare un senso morale alle nostre scoperte."
La conclusione che propone e che mi sembra accettabile è che finchè esiste la possibilità che si sviluppino due o nessun embrione dall'ammasso di cellule (fino cioè alla gastrulazione che avviene tra il 14° e il 16° giorno) non lo si può considerare un'entità singola.

Staminali embrionali vs. staminali adulte


Si parte dalla lista di David Prentice (uno dei fondatori di DoNoHarm) delle malattie curabili con le staminali adulte (73) o con le staminali embrionali (0) per dimostrare che è tutta "da dimostrare". Si continua con una spiegazione molto esauriente e chiara del razionale delle ricerche basate sulle staminali adulte, con la transdifferenziazione, la dedifferenziazione, etc. e l'enfasi che, in certi ambienti, si è dato a queste ricerche come se fossero un valido argomento CONTRO la ricerca sulle staminali embrionali.
"forse per la fretta di arrivare al paziente, forse per un certo disprezzo verso la ricerca di base, si fa poca sperimentazione clinica"
Mi ricorda molto analoghe considerazioni di Tomatis in cui l'industria spinge sempre verso la sperimentazione sul paziente perchè permette di non rimandare o rinunciare ai profitti.

In realtà quì c'è anche la spinta di chi vorrebbe bandire, senza discussione, la ricerca sulle staminali embrionali.

Considerazioni finali sulla ricerca

Mi ha un po' deluso solo l'ultimo capitolo dove, per spiegare che l'unica "regola" che può e deve guidare la ricerca è quella del peer-review, l'autore si concede un po' troppa dissertazione filosofica.

Giudizio complessivo

Nel complesso un libro interessante da leggere se si vuole partecipare al dibattito sulle staminali che in Italia è condotto soprattutto su un piano assolutamente poco scientifico.

mercoledì 29 ottobre 2008

Chi ha creato le lacrime?

Immagine di La vita davanti a sé

Sto leggendo "La vita davanti a sè" di Romani Gary, è la storia di un bambino abbandonato da una prostituta che vive in una specie di "pensione" per figli di, gestita da una vecchia ex prostituta. Ad un certo punto, con il suo modo "innocente" di leggere la vita dice:
"Una cosa che mi è sempre sembrata strana è che le lacrime sono state previste nel programma. Vuol dire che era previsto che noi piangessimo. Bisognava pensarci. Un costruttore che si rispetti non avrebbe mai fatto una cosa simile."
Disarmante.

mercoledì 8 ottobre 2008

Lo sforzo sia con voi

Seth Godin ha scritto un bel post sul rapporto tra "sforzo" (impegno) e "fortuna". La premessa è semplice: se guardiamo a politici, sportivi, attori e vincitori del superenalotto, sembra che sia molto più importante la fortuna.
Peccato che non possiamo fare nulla per avere fortuna! Mentre possiamo sforzarci.
Molto carina la parte in cui propone una ricetta semplice fatta di cose concrete.

1. Delete 120 minutes a day of 'spare time' from your life. This can include TV, reading the newspaper, commuting, wasting time in social networks and meetings. Up to you.

2. Spend the 120 minutes doing this instead:

  • Exercise for thirty minutes.
  • Read relevant non-fiction (trade magazines, journals, business books, blogs, etc.)
  • Send three thank you notes.
  • Learn new digital techniques (spreadsheet macros, Firefox shortcuts, productivity tools, graphic design, html coding)
  • Volunteer.
  • Blog for five minutes about something you learned.
  • Give a speech once a month about something you don't currently know a lot about.
3. Spend at least one weekend day doing absolutely nothing but being with people you love.

4. Only spend money, for one year, on things you absolutely need to get by. Save the rest, relentlessly.

Provare per credere!

lunedì 22 settembre 2008

Vasco tra Peter Pan e Giovanni Pascoli.

Ho sentito per radio il nuovo singolo di Vasco e un verso mi ha colpito:
e adesso che non ho
più il mio motorino,
che cosa me ne faccio
di una macchina
Mi ha comunicato uno stato d'animo che, secondo me, si pone a metà strada tra quello di Peter Pan e quello che Pascoli descrive nel "fanciullino".
Vasco non rifiuta la macchina, il diventare grandi come Peter Pan. Non vuole restare per sempre un bambino. Però, proprio nel mometo della responsabilità del diventare adulto (la canzone si chiama "e adesso che tocca a me") si accorge dell'importanza che hanno le emozioni del passato, dell'infanzia, di quado eravamo liberi e capaci di meravigliarci davanti alle piccole cose. Poetico.

martedì 16 settembre 2008

Caos calmo: Il lutto nell'era di Facebook e Twitter


Ho visto Caos Calmo, non avevo letto il libro e non è stato uno di quei film che mi ha lasciato la voglia di leggerlo: perchè l'ho trovato già molto bello.
Mi ha sorpreso questa nuova idea nell'elaborazione del lutto.
Pietro Paladini non riesce a soffrire. E cosa fa? Si mette in piazza. E lentamente i rapporti che si instaurano con le persone che incontra, amici o passanti, determinano dei cambiamenti nel suo stato.
Mi è venuto in mente la "consapevolezza ambientale" di Giulietta Capacchione appena postata.
Questa nuova necesità di conoscere e far conoscere ogni momento della propria e dell'altrui vita. La possibilità/necessità di instaurare quanti più contatti possibili anche, ovviamente, a scapito della profondità del singolo contatto (la ragazza col cane afferma che si conoscono anche se non si sono mai parlati).
Alla fine Pietro riesce, in modo quasi indiretto, a capire qualcosa di sè dalla somma di tutti questi contatti. Riesce a soffrire e a ripartire.
E non è forse quello che in fondo spinge bloggers e twitters? Conoscere un po' meglio sè stessi?

mercoledì 10 settembre 2008

E la famiglia?

Molti mi prendono in giro perché sono stato due mesi al mare con i bimbi.
La maggior parte, capisco, con invidia. Altri lo trovano normale: sono per lo più insegnanti o casalinghe.
Ieri però mi è arrivata un'obiezione inaspettata: e la famiglia?
Non capivo e la prima reazione è stata di ribadire che sono stato via "con" i bimbi. Ma non era quello il punto.
Come fai a mantenere la famiglia?
Chi obiettava conosce la mia famiglia, la mia casa, la mia professione..
Il punto quindi cosa intendiamo per "mantenere".
Assicurare un dignitoso tenore di vita? Non far mancare nulla?
Siamo ricchi e ci sentiamo sotto la soglia del "dignitoso", sentiamo comunque sempre che ci manca qualcosa.

martedì 9 settembre 2008

Il miglior dermatologo del mondo

Ho appena congedato un paziente che è anche sempre stato una sorta di punto di riferimento (è il padre di una mia compagna di scuola).
Parlando del più e del meno gli ho accennato ad un mio progetto che non c'entra niente con la mia professione.
Spesso mi vanto di avere un'ambizione orrizontale, di volermi muovere su piani differenti e riuscire in tutti senza magari eccellere in nessuno.
Mi ha liquidato dicendomi: "hai già una tua professione, perchè non pensi piuttosto a diventare il miglior dermatologo del mondo".
Mi ha fatto sentire un po' ignavo, privo di un grande ideale, un grande obiettivo, un grande sogno da realizzare.
E' questo che nasconde l'ambizione orizzontale? E' la scusa di chi non riesce ad eccellere nel suo campo?

La fine del mondo


Domattina alle 10, quasi di sicuro, non succederà nulla.
Il punto però non è questo. Il punto è che il pensiero della fine (del mondo o della vita) come al solito mi stuzzica, mi ricorda il quesito che cerco di pormi spesso: saresti pronto?
Con tutti i corollari che si porta dietro: hai fatto quello che volevi? hai detto "ti voglio bene" alle persone a cui ne vuoi? hai molti rimpianti e molti rimorsi?
Senza considerare i corollari di tipo religioso che fino a qualche anno fa mi assillavano ancora di più: esisterà qualcosa dopo? pensi che andrai in paradiso?
Ogni tanto cerco di darmi delle risposte.
Visto che domani non succederà nulla è probabile che nei prossimi giorni scriverò qualcosa sulle risposte che mi sono dato.

domenica 7 settembre 2008

Second life?

Mentre vado a letto mi sorge un dubbio: non starò iniziando una vita virtuale per sfuggire ai problemi di quella reale?
Posto il dubbio per averlo sempre davanti agli occhi!

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