mercoledì 19 agosto 2009

Le dimensioni contano eccome!

Non ricordo chi ha detto che "il cervello è il più importante organo sessuale". Ma so che è una frase che abbiamo usato spesso noi strenui difensori della scarsa importanza delle dimensioni.

Ancora più espliciti i detti "il vino buono sta nella botte piccola" o, in dialetto carpigiano, "roba 'cina, roba fina".

Ora però gli scienziati che studiano gli uccelli hanno messo la parola fine a questa ipocrita diatriba.

Big brains are 'more sexy' in the avian world.
Male bowerbirds that show superior intelligence are more sexually attractive to female birds, scientists discover.
(http://news.bbc.co.uk/go/rss/-/earth/hi/earth_news/newsid_8205000/8205088.stm)


--
Questo articolo è stato inviando usando il mio Viigo.
Per scaricarlo gratuitamente, vai su http://getviigo.com


Sent from my BlackBerry® wireless device

Quasi quasi mi faccio una canna!

WASHINGTON (Reuters) - Tobacco plants might yield a cheap and easy-to-administer vaccine against a pesky stomach virus called norovirus, U.S. researchers reported on Tuesday.
http://feeds.reuters.com/~r/reuters/scienceNews/~3/Gds1QGrr8HI/idUSTRE57H6IM20090819

LONDON (Reuters) - Chemicals in cannabis have been found to stop prostate cancer cells from growing in the laboratory, suggesting that cannabis-based medicines could one day help fight the disease, scientists said Wednesday.
http://feeds.reuters.com/~r/reuters/scienceNews/~3/bjZ8BS6toVw/idUSTRE57I02Z20090819
Sent from my BlackBerry® wireless device

Morte "naturale" ed altre trappole

Ieri l'altro ho comprato il libro Buoni genitori di Chiara Lalli (storie di mamme e papà gay) e sono stato attratto immediatamente dal capitolo intitolato La trappola del naturale.

Poi, ieri sera, parlando di nonne tenute in vita "contro natura" per 5/6 anni solo grazie ad un sondino o al battito di un pacemaker, mi è tornata in mente una scena che ho vissuto non molto tempo fa. Una figlia non più giovane nemmeno lei che, in lacrime, mi mostrava il divano letto in cui aveva dormito negli ultimi sette anni nella cameretta dove "giaceva" la madre otta/novantenne priva di una qualsiasi attività che possa essere considerata Vita. Nessuna badante, nessuna assistente sociale, solo lei, mi diceva, aveva la pazienza di inboccarla per un'ora e mezza ad ogni pasto con un cucchiaino di caffè perchè non rigurgitasse. E solo suo marito, aggiunse, aveva la pazienza di aspettarla da sette anni nella loro stanza a piano di sopra.
Rivivendo quella scena ho pensato che mai in tutta la mia vita professionale una sola iniezione avrebbe potuto salvare tante vite!

Oggi ho letto che nel sesto capitolo di La Pelle, Curzio Malaparte accompagna l'esercito americano nella sua marcia verso Roma. Un soldato viene gravemente ferito: ha il ventre squarciato, gli intestini che colano sulle gambe. Il sergente insiste perchè sia trasportato in ospedale. Malaparte vi si oppone con forza: l'ospedale è lontano, il viaggio in jeep sarebbe lungo e fonte di sofferenze per il soldato; bisogna tenerlo lì dov'è e lasciarlo morire senza che ne abbia consapevolezza. Alla fine il soldato muore e il sergente sferra a Malaparte un pugno in piena faccia: "É morto per colpa vostra, nel fango, come una bestia." Arriva il medico e, constatata la morte del soldato, stringe la mano a Malaparte: "Vi ringrazio per sua madre". (Milan Kundera, Un incontro)

Che trappola, davvero, il naturale!
Sent from my BlackBerry® wireless device

lunedì 17 agosto 2009

L'opinione che difendiamo

"Oggi abbiamo imparato a sottomettere l'amicizia a ciò che chiamiamo le convinzioni. E persino andando fieri della nostra rettitudine morale. Ci vuole in effetti una grande maturità per comprendere che l'opinione che difendiamo è soltanto la nostra ipotesi preferita, necessariamente imperfetta, probabilmente transitoria, che soltanto i veri ottusi possono far passare per certezza o verità. Contrariamente alla puerile fedeltà a una convinzione, la fedeltà a un amico è una virtù, forse l'unica, l'ultima"

(Milan Kundera, L'inimicizia e l'amicizia in Un incontro)
Sent from my BlackBerry® wireless device

venerdì 14 agosto 2009

Solitudini che si spiano

L'Islanda: trecentomila abitanti su una superficie di centomila chilometri quadrati. Per sopportare la solitudine (ricorro ad un'immagine del romanzo), i contadini puntano i binocoli su altri contadini, a loro volta provvisti di binocolo, e li osservano. L'Islanda: solitudini che si spiano.
(Milan Kundera citando Il cigno di Gudbergur Bergsson)

A me ha fatto venire in mente Facebook...
Sent from my BlackBerry® wireless device

giovedì 6 agosto 2009

Io non me Nintendo

"Non so decidermi a dire che cosa mi spaventi di più: la possibilità che i miei ⁠figli⁠ non siano accettati dai loro coetanei o quella che crescano esattamente come loro" (Corteo in L'ultimo scapolo, Jay McInerney)

Penso che i miei genitori temessero più la seconda ipotesi. E gliene sono grato.
E pensandoci ora, ma ancora da figlio, non credo di aver sofferto tanto la mancanza di status come le Timberland o il Moncler o di pomeriggi in sala giochi o a scorazzare in motorino invece che in bicicletta. E a distanza di tempo posso anche dire di essere poi riuscito a farmi accettare spesso anche da chi, all'epoca, mi escludeva e di non rimpiangere la compagnia di chi ancora mi esclude.
Sono contento di riuscire spesso a scegliere con la mia testa senza farmi troppo condizionare da quello che fanno o pensano gli altri.
Però.
Da padre è più difficile rimanere razionali.
Sono ancora convinto che l'esclusione dal "gruppo" possa essere meno grave dell'omologazione.
Non sono assalito dai dubbi sulla assoluta necessità di giocare tutta mattina in spiaggia o tutta la sera al ristorante con un Nintendo DS, come fanno tutti gli altri bambini.
Quello che non so è quanto questo possa essere sopportato da tutti.
Io ho sempre avuto una personalità istrionica e tratti da leader, probabilmente questi caratteri sopportano bene un certo tipo di esclusione. L'istrione non vuole far parte del gruppo, vuole un pubblico. Il leader vuole solo qualcuno che lo segua.
Ma questi caratteri sono il frutto di quel modello educativo o sono caratteristiche innate che mi ha permesso di non soffrirne?
I miei compagni delle elementari, che da tre anni rivedo ogni tanto per una "cena di classe", mi ricordano già così...
E se mio figlio non fosse così? Micca è obbligatorio, per fortuna, avere quelle caratteristiche.
Se non diventando né leader né istrione, perché non è nelle sue corde, e non essendo accettato perchè non omologato, rimanesse solo "escluso"?
Sent from my BlackBerry® wireless device

mercoledì 5 agosto 2009

Io non scrivo post, io SONO un post

Mi è tornato in mente un pensiero espresso da Baricco in City.

"Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada.
Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io SONO un posto."

(grazie alla Cri che mi ha confermato la paternità del pensiero nel dubbio se fosse mio, suo o, appunto, di Baricco)
Sent from my BlackBerry® wireless device

Conflitto di interessi

La figlia del premier: «Un uomo politico non può permettersi la distinzione tra pubblico e privato»

http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_04/barbara_berlusconi_vanity_fair_9e436bec-80f1-11de-87b4-00144f02aabc.shtml

Peccato che il consiglio possa essere interpretato in entrambi i sensi...

--
Questo articolo è stato inviando usando il mio Viigo.
Per scaricarlo gratuitamente, vai su http://getviigo.com


Sent from my BlackBerry® wireless device

martedì 4 agosto 2009

Appena prima

Ne scrivo solo ora ma è da molto tempo che il tema mi frulla per la testa.
Ne scrivo ora perchè mi è successo di nuovo da poco. Non è la prima volta che mi succede, ma mi piace descriverlo da vicino: credo così di poter essere più accurato.
Mi è successo stasera appena prima di chiudere il lucchetto della bicicletta attorno alla cancellata di Villa Mussolini. Per inciso, stavo andando ad ascoltare la presentazione del libro "Il gusto del delitto" ma non c'entra nulla.
Dicevo che mi è successo appena prima di chiudere il lucchetto e questa è la cosa fondamentale: non mi è successo subito dopo. Sono sicuro che il pensiero ha preso forma nella mia mente nel momento esatto in cui avevo fatto passare la catena dietro ad una delle sbarre che formano la cancellata della Villa e poi sotto alla canna della bicicletta. Avevo in una mano il lucchetto e nell'altra il perno che va infilato dentro fino a sentire uno scatto, a quel punto la catena è chiusa. Ci sono modelli in cui serve la chiave anche per chiuderli, o meglio si può togliere la chiave solo dopo averli chiusi. Ci sono anche lucchetti con la combinazione, il mio no.
E in quel preciso momento, appena prima, nella mia mente si è formato il pensiero che mi ricordava che la chiave, insieme alle chiavi di casa, non era più nella mia tasca. Quando esco alla sera, infatti, non sopporto le chiavi nella tasca dei pantaloni e spesso le lascio sul sedile della macchina. Così avevo fatto anche stasera.
Di per se la cosa non ha avuto conseguenze molto gravi, finita la presentazione ho solo dovuto fare una passeggiata extra Villa Mussolini-Casa-Villa Mussolini per recuperare prima le chiavi e quindi la bicicletta.
Però questa cosa dell'"appena prima" io l'ho già vissuta altre volte e mi ha sempre affascinato.
Sarebbe stato molto diverso se uscendo dalla presentazione del libro e non trovando le chiavi per aprire la bicicletta mi fosse venuto in mente di averle lasciate a casa sul sedile della macchina.
Sarebbe stato diverso anche se mi fosse venuto in mente dieci secondi dopo aver chiuso il lucchetto.
Invece mi è venuto in mente appena prima ma non abbastanza prima da riuscire a fermare la mano che spingeva il perno dentro alla serratura.
Come mi è venuto in mente, a volte, appena prima di prendere a destra invece che a sinistra in autostrada, appena prima di chiudere un documento senza aver salvato, appena prima di prendere in mano un coperchio che ho appena tolto da una pentola sul fuoco.

wibiya widget